

Di sicuro c’è che non potrei mai e poi mai votare per tutte quelle formazioni politiche che vanno dal “centro” per finire alla destra più estrema. Le mie idee non me lo permettono proprio, ma non mi permettono nemmeno di votare ciò che rimane della sinistra.
Qui possiamo trovare “quelli dell’arcobaleno” rappresentati dal Bertinotti presidenziale, da poco usciti da una collaborazione governativa con il centro-sinistra senza neanche fare un po’ d’autocritica tanto cara a noi “desinistra”.
E ce n’erano di critiche da fare… “abbiamo sbagliato strategia”, “non dovevamo svenderci per finanziare guerre d’aggressione ed ingrassare oltremodo i vari grandi industriali e gruppi bancari”, “non siamo riusciti a tutelare i lavoratori e chi il lavoro non ce l’ha”, queste erano le frasi oneste che le mie orecchie avrebbero apprezzato, oltre magari ad un bel cambio dirigenziale nel partito. Invece niente, nessuna autocritica sul mal fatto e gli stessi discutibili personaggi che predicano paroloni di lotta che purtroppo sanno soltanto di fuffa…..incredibili.
A costoro mi piacerebbe soltanto suggerire, provocatoriamente, che ci hanno scassato i cojoni per due anni affossando le critiche provenienti dalla base con la fumosa frase “se non si fa così lasciamo vincere il Berlusconi”…ora potrebbero benissimo farsi da parte invece che presentarsi alle elezioni… presentandosi, costoro non fanno altro che indebolire il Partito Democratico e permettere la vittoria del nano malefico. Eh eh…
Ma andiamo oltre.
Dopo
Ma posso dire che rispetto abbastanza Ferrando. Ai tempi di rifondazione, cioè quando provai a frequentare questa formazione politica, Ferrando faceva parte dell’opposizione a Bertinotti, le sue mozioni erano molto condivisibili ma perdevano sempre davanti al gruppo bertinottiano che era la stragrande maggioranza. Ripetto quindi, ma niente di più.
Purtroppo non mi fido più nemmeno di lui e non perché non sia una persona ed un movimento coerente, non è mai stato messo alla prova come invece è accaduto alla congrega bertinottiana/dilibertiana, quindi cosa dirgli? Niente, certo.
Dico solo che non mi fido più di questo sistema basato sui partiti. Mi sembra ormai certo che chiunque vada a gestire questa povera Italia, debba per forza perseguire gli interessi di sempre, gli interessi dei soliti imprenditori, degli istituti bancari, della classe oligarchica della politica e di tutti quei personaggi che girano attorno alla chiesa. Sempre agli stessi si da e sempre agli stessi si toglie (altro che anche i ricchi piangono…). Con l’unica eccezione che oggi si toglie anche a chi tempo fa poteva venir considerato della classe media, il borghese medio. Un’intera classe che lentamente il sistema capitalista e liberista sta proletarizzando.
Ecco perché quindi non ha senso per me andare a votare, ecco perché mi piace chiamarlo “teatrino politico”. Stanno lì per recitare dei ruoli, per soddisfare ed interpretare i nostri desideri, la nostra rabbia, incanalare tutto ciò per non far uscire nulla e nessuno da scenari che adorano chiamare “democratici”, scenari che non saranno mai in grado di cambiare nulla, scenari adatti a “pranzi di gala”…e purtroppo, non è di “pranzi di gala” che ha bisogno il nostro mondo di sfruttati.
PS
Dopo tutto questo sfogo, mi sono accorto di non aver parlato dei miei dubbi…del mio dubbio….
Sapete e potete ditemi se c’è ancora la legge che non permette di fare concorsi pubblici a chi non va a votare? Se così fosse, se non andare a votare mi può compromettere la partecipazione a dei concorsi, mi sforzerò di recarmi al seggio per annullare la scheda, bestemmiando sommessamente lungo il tragitto.


Dopo quasi 2 mesi, il tribunale ha respinto istanza di scarcerarzione o di commutazione del gabbio in arresti domiciliari. Michele è ancora in carcerazione preventiva, sottoposto a isolamento notturno e diurno, essendo stato nel frattempo trasferito a sulmona (nel carcere dei suicidi).
Tutto questo perchè egli avrebbe spedito una pallottola a casa di un politico. Cosa su cui il suo avvocato dice che non solo non ci sono le prove, ma non c'è manco il minimo indizio.
Le accuse sarebbero di associazione sovversiva, in particolare poi, a Michele contestano di aver spedito una pallottola ad un politico locale. Gli avvocati di Michele hanno dimostrato senza ombra di dubbio,che, nella data in cui l'accusa dice che Michele avrebbe spedito materialemente il proiettile, il ragazzo era in vacanza in Puglia allora i PM han fatto marcia indietro: rimangiandosi proprio la proposizione di accusa e dicendo ora che avevano sbagliato loro ad accreditare le poste italiane capaci di attestare l'esatto giorno di spedizione di un plico, una volta arrivato a qualcuno.
Pensa te.
E sto ragazzo, 21 anni compiuti in carcere, sottoposto a regime duro e mandato in un posto da dove molti escono a piedi avanti, sta al gabbio da 4 mesi (24/10/2007). Non ha un pc, le visite sono limitate e non ha proprio nulla e volendo scrivergli si puo andare solo via posta:
Casa Circondariale - Casa di Reclusione
via Lamaccio 21
67039 - Sulmona (Aq)
Michele è innocente. E, se siamo un paese civile, deve uscire. Non ci sono manco indizi. E se anche fosse colpevole, se per assurdo fosse pure stato lui a spedir sti proiettili, ha già abbondantemente scontato, con 4 mesi di carcere duro, in isolamento diurno e notturno ed un trattamento disumano, essendo incensurato, un reato come questo.
Michele Fabiani è un filosofo. Cercava la verità e questo aveva dato fastidio a qualcuno. In particolare il dossier di Michele sulle armi tecnologiche con cui si tortura e condiziona la gente aveva fatto sì che Michele, che scriveva da anni sul Web (io lo conobbi su indymedia: lui si firmava sempre con nome e cognome) , ricevesse minacce anonime nella posta. Il Padre di Michele, Aurelio, ha, in concomitanza di questa vicenda, dato le dimissioni da consigliere comunale di rifondazione a Spoleto.
Purtroppo le leggi antiterrorismo, oggi, in Quest'Italia dove per i pedofili scadono i termini di carcerazione preventiva ed escono, sono strumenti del potere per silenziare la libertà di opinione.
Qui, anche se la difesa di Michele ha dimostrato la totale inconsistenza delle accuse
l'essere stato arrestato in un quadro "antiterroristico" aumenta moltissimo la discrezionalità delle decisioni dei magistrati, che possono blindare qualcuno nella prospettiva che quella "cellula" di cui si ravvisa l'esistenza, possa crescere ed intraprendere opera di destabilizzazione dello stato.
Di fatto: le leggi antiterroristiche servono un po' come a Bush serve spacciare la fola del terrorismo internazionale: rendere perseguibili le idee in una parvenza di rapporti di diritto, nazionali e internazionali.
Michele, oltre ad essere un anarchico e militare in qualche gruppo ambientalista, aveva preso a cuore la causa delle vittime delle armi elettroniche e mentali, studiandoci sopra e facendoci un dossier . Il massimo del complottismo: Michele aveva illustrato attività, motivazioni, meccanismi e soggetti di parecchie cose molto ma molto losche. Aveva così infastidito i cospiratori, che avevano interesse a farlo fuori (o a convincerlo a starne fuori). Il sito dell'associazione è veramente inquietante. L'umano reagisce di solito a quest'inquietudine dicendo naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa non è possibile. Questi sono tutti matti. Forse è perchè è matto che Michele è in galera. Ma mettere un matto in galera, serve? ''



Sabato 19 gennaio corteo,
Appuntamento in piazza Castello alle ore 14.
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – Torino
La sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi
Per contatti:
fat@inrete.it
338 6594361
1. Partecipare se si è stati nominati.
2. Lasciare un link al post originario inglese
3. Quindi inserire nel post il logo del Thinking blog award
4. Indicare cinque blog che hanno la “capacità di farti pensare.”


Oggi voglio scrivere un po’ di me e del mio lavoro.
Non quello che da pochi giorni mi ha portato in una clinica ma del lavoro di educatore ed assistente sociale che continuo a svolgere solo per un persona, un giovane ragazzo per la precisione a cui mi sono "affezzionato". E di lui vorrei parlare, o meglio della mia esperienza con lui, delle sue fobie, ovviamente senza mai citare il nome ed altre particolarità che svelerebbero una identità che per ovvi motivi è meglio lasciare da parte (non è semplice ma ci provo).
Sono ormai passati circa tre mesi da quando ho iniziato questa assistenza domiciliare. Ricordo ancora distintamente il primo giorno, quando accompagnato da un responsabile della società per cui lavoro mi sono recato alla prima visita di conoscenza a casa del ragazzo.
Ricordo bene il momento perché fui subito colpito da stupore quando mi accorsi della discrepanza tra ciò che avevo letto in precedenza su quella fredda “cartella clinica” del ragazzo, piena di problematiche difficili e l’effettivo suo stato di salute. Una situazione diversa e decisamente controversa.
Tutto questo stupore era dovuto forse alla mia ignoranza di operatore alle prime armi, forse una “cartella clinica” non deve per forza di cose essere particolareggiata, capace di spiegare per filo e per segno tutte le varie sfaccettature di una situazione che è e rimane personale e quindi personalizzata, unica …
Non sto qui a ripercorrere la suddetta “cartella clinica”, mi limiterò a descrivere ciò che io ho “trovato” in questo ragazzo. Un’esperienza unica.
Innanzi tutto, devo ammettere che fin dal primo giorno mi sono accorto di una certa sintonia che è subito scaturita tra me e il giovane ragazzo, l’ho visto subito dai suoi occhi e dalla sua propensione alla comunicazione e al sorriso verso di me. Oggi posso dirlo con certezza e capisco l’importanza della cosa avendo conosciuto meglio il ragazzo, un individuo che può facilmente rifiutare la comunicazione sfociando anche in una certa scontrosità, se la persona che ha davanti non lo aggrada o magari lo forza a fare qualcosa che non gli va di fare. Ci vuole fiducia, senza dubbio.
Tutta questa situazione è nata grazie a dei buoni “codici comunicativi” che ho condiviso con lui, codici che si rifanno alla sua (e alla mia) passione per il cinema, i film horror sopra ogni altri, passione che ci ha aiutato a scambiare informazioni e film. E’ importante notare come la sua passione per i film horror sia probabilmente frutto di una incoscia esorcizzazione della sua fobia, una fobia di cadere che lo rende più invalido dei suoi altri problemi fisici.
Gli altri codici comunicativi che ci hanno aiutato sono anche quelli classici dei ragazzi, soprattutto della sua età.
L’uso e la conoscenza del personal computer è molto elevata nel ragazzo, devo dire che dell’argomento ne sa molto più di me (dite che non ci vuole molto?), vuoi per la sua fobia che gli impedisce di camminare autonomamente od anche accompagnato, ma anche per una vera passione che lo spinge ad interessarsi fin’anche ad argomenti molto tecnici.
Lo sport è un altro di quei codici da noi usati, in particolar modo il calcio. Squadre, calciatori, partite possono rubarci molto tempo, senza che ce ne accorgessimo si potrebbe parlare per ore.
Grazie a questa comunicazione resa facile dai comuni interessi manifestati, si è quindi creata a poco a poco sempre maggiore fiducia, soprattutto ed ovviamente per ciò che riguarda il mio aiuto nei suoi confronti, una deambulazione assistita. Aggiungerei anche un po’ forzata, vista che la fobia di cadere gli impedisce di alzarsi da solo e camminare, anche per le più semplici cose che gli garantirebbero una minima autosufficienza.
Varie ma non molte sono state le uscite dalla sua stanza, dalla sua casa. Vuoi per le condizioni del tempo, normali per il periodo che ci da pioggia, freddo ed anche neve, vuoi anche per la sua riluttanza appunto a camminare. E una volta che riusciamo a farlo, spesso dentro la sua casa, si presenta subito la stanchezza sia fisica che psichica, dopo dieci minuti il ragazzo già appare esausto, stremato, con le braccia e le gambe indolenzite dalla tensione, accompagnato sempre da una tosse che definirei “nervosa”. Ma anche quel poco per me è importante, dal tronde, non so quante persone riuscirebbero a fare altrimenti.
Riesce a camminare sempre e solo appoggiandosi alle mie spalle con ambedue le braccia, io gli consiglio costantemente di mantenere le gambe più strette visto che tende ad allargarle per aumentare la sua stabilità, gli consiglio di mantenere la testa alta quando lui per ogni passo ha bisogno di vedere il suolo ed i suoi piedi, gli suggerisco di imparare a controllare il suo respiro che per ogni “passeggiata” prende dei ritmi sincopati e che alimentano la sua agitazione e la tosse. Anche se lievemente, il controllo del respiro può aiutarlo oltre che a calmarsi, anche a prendere coscienza di se, del suo possibile autocontrollo, dell’importanza della volontà, che può controllare le sue “emozioni irrazionali”.
Questo fattore della “presa di coscienza di se”, lo affronto anche a livello comunicativo, capisco che non mi spetterebbe visto anche le mie competenze non approfondite, ma questo avviene comunque in modo molto naturale, quasi come accade per ogni persona che parla con un amico che ha altre “problematiche” da risolvere.
Tornando all’applicazione pratica, alla deambulazione assistita, devo ammettere che ancora non sono riuscito a fargli scalare la sua montagna, le scale, i gradini. Anche fossero dei più bassi, quasi inesistenti, ma per il ragazzo diventano ostacoli insormontabili che riesce a superare soltanto mettendosi a terra, seduto e “camminando” nello stesso modo, a mo’ di “granchio” per intenderci. Cosa che fa davvero “brutto” a vedersi, potete immaginare.
Altra cosa che non sono riuscito, è di farlo appassionare ad altre cose. Per lui esiste solo ciò che gli interessa, altro lo rifiuta a priori, categoricamente non vuole proprio sentirne parlare. E’ come se in lui la curiosità non trovasse alcuna breccia.
Ho provato con altra musica da quella che lui ascolta ma niente, altri generi di film neanche a parlarne; vista la sua leggera difficoltà nel parlare, nello scrivere e nel leggere, ho provato varie volte a farlo leggere, stimolandolo magari con dei fumetti che potevano piacergli ma niente, non ha letto nemmeno la prima pagina, neanche la prima vignetta. Ho provato anche con un testo che lui stesso mi ha chiesto di trovargli, l’ho trovato, l’ha preso ma non l’ha mai letto. Alcune volte sono riuscito a farlo scrivere, quando l’ha fatto la difficoltà è stata grande, troppo grande per un ragazzo della sua età, a volte non ricordava come si scrivevano alcune lettere in corsivo, infatti scrive sempre in stampatello quando deve farlo.
Durante le nostre “chiacchierate”, ho notato che adora ricordare dei fatti accaduti quando ancora riusciva ad uscire di casa, quando ancora frequentava delle amicizie nel suo paese, in lui si nota chiaramente una certa enfasi mista ad amarezza che lo accompagna in tutte le sue narrazioni. L’amarezza scompare quando si ricorda che lui ha paura.
Le amicizie sono per lui importanti, anche se ho notato che riesce ad incontrare solo due suoi amici, in qualche modo sempre per comuni interessi. Passano a casa del ragazzo ma il problema è che hanno una loro vita privata che molte volte non permette loro di frequentarlo più assiduamente, già alcuni amici non li vede più per questo motivo. Ma penso che un loro apporto possa aiutare il giovane a superare la sua fobia invalidante…a volte il “cuore” può fare molto.
Prima di chiudere voglio spendere due parole per il rapporto che ha il ragazzo in questione con i suoi genitori. Con la madre, sempre presente anche perché lavora in casa, ha un forte attaccamento, diversamente che con il padre, con cui molte volte arriva a troncare la comunicazione, rispondendo in modo freddo e conciso. Con la madre non capita la stessa cosa anche se a volte alcune reazioni del ragazzo potrebbero apparire aggressive, ma ciò è dovuto soltanto per il motivo di cui parlavo all’inizio: qualsiasi cosa si provi a far fare al ragazzo e che lui non voglia fare, provoca un blocco forte, si rifiuta in modo perentorio di farlo fino a manifestare una certa aggressività. Non forzare mai nulla.