CityZen

...difficile m'è seguire e far da guida...
martedì, 13 maggio 2008

ALZAIA



Torno di nuovo a parlare di libri e a proporre stralci di un testo letto recentemente.

Questa volta ho letto in sole tre notti un libro di Erri De Luca, un libricino a ben dire con le sue 130 paginine scritte "in grande". Ma nella sua semplicità, la lettura di questo "quaderno di riflessioni" scivola via
senza intoppi e senza troppa fatica.
Non c'è da compiere nessun grande sforzo quindi, come invece è abituata a fare un'alzaia che traina battelli controcorrente da sempre, un'alzaia che indubbiamente è servita all'autore per riportare in superfice vari momenti e pensieri della sua vita, riportati nel libro seguendo l'ordine alfabetico:
inizia da una A come "Aquilone", passa per la O di "Ovidio Bompressi" e finisce con la Z di "Zingari"....ed è proprio questa Z di "Zingari" che voglio proporvi adesso.
A voi!

"Il metodo più semplice è quello di agganciare a ogni convoglio (di ebrei) qualche vagone di zingari." Così scrive nel 1939 il criminale nazista Adolf Eichmann, incaricato delle deportazioni. I tedeschi sterminarono sistematicamente anche gli zingari, nell'ordine di mezzo milione di vite (cifre approssimative NDR), nel territorio europeo occupato.
La studiosa torinese Giovanna Boursier ha ricostruito in un recente lavoro la sventura delle leggi, delle retate, delle deportazioni a Treblinka e ad Auschwitz-Birkenau, dove in una sezione di baracche ne furono rinchiusi oltre ventimila. E l'ultima notte di luglio del 1944 i residui quattromila zingari del campo vengono spinti nei cameroni dell'asfissia.
Quando si parla di razza si introduce sempre un criterio zoologico in politica. Alcuni scienziati nazisti, per esempio una tal Eva Justin, pretesero perfino di individuare in linea teorica nel sangue zingaro un gene del nomadismo.
Gli scienziati sanno essere docili utensili di qualunque regime, come ogni altra professione. A sterminio compiuto, negliu anni del dopoguerra agli zingari venne negato lo statuto di vittima razziale, riducendo la loro strage a un problema di ordine pubblico, di prevenzione della criminalità. Uno sterminio precauzionale: è un concetto adeguato a chi l'ha commesso, ma inconcepibile nel dopoguerra. Solo se lo si inquadra nell'economia dei danni di guerra e dei risarcimenti, si può capire perchè la Germania Federale, a scopo di risparmio, escluse gli zingari dai diritti di vittime.
La frase di Eichmann aggancia il destino degli zingari in fondo al treno delle stragi. Non solo hanno abitato ai margini delle nostre città, ma anche da vititme sono restate ai bordi della nostra magra misericordia.
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sabato, 12 aprile 2008

DUBBI ELETTORALI

Eh si, anche io come molti altri italiani, sono preso da un grande dubbio in vista delle prossime elezioni italiche. I miei dubbi, anzi il mio unico dubbio non è certamente se votare Tizio o magari Sempronio piuttosto che Caio.

Di sicuro c’è che non potrei mai e poi mai votare per tutte quelle formazioni politiche che vanno dal “centro” per finire alla destra più estrema. Le mie idee non me lo permettono proprio, ma non mi permettono nemmeno di votare ciò che rimane della sinistra.

Qui possiamo trovare “quelli dell’arcobaleno” rappresentati dal Bertinotti presidenziale, da poco usciti da una collaborazione governativa con il centro-sinistra senza neanche fare un po’ d’autocritica tanto cara a noi “desinistra”.

E ce n’erano di critiche da fare… “abbiamo sbagliato strategia”, “non dovevamo svenderci per finanziare guerre d’aggressione ed ingrassare oltremodo i vari grandi industriali e gruppi bancari”, “non siamo riusciti a tutelare i lavoratori e chi il lavoro non ce l’ha”, queste erano le frasi oneste che le mie orecchie avrebbero apprezzato, oltre magari ad un bel cambio dirigenziale nel partito. Invece niente, nessuna autocritica sul mal fatto e gli stessi discutibili personaggi che predicano paroloni di lotta che purtroppo sanno soltanto di fuffa…..incredibili.

A costoro mi piacerebbe soltanto suggerire, provocatoriamente, che ci hanno scassato i cojoni per due anni affossando le critiche provenienti dalla base con la fumosa frase “se non si fa così lasciamo vincere il Berlusconi”…ora potrebbero benissimo farsi da parte invece che presentarsi alle elezioni… presentandosi, costoro non fanno altro che indebolire il Partito Democratico e permettere la vittoria del nano malefico. Eh eh…

Ma andiamo oltre.

Dopo la Sinistra arcobaleno epurata strategicamente della falce e martello (in vista di possibili future alleanze post voto?) abbiamo la Sinistra Critica e il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando. La prima domanda che mi è venuta in mente dopo aver appreso l’esistenza di queste due formazioni, è stata : “Ma che cippa di differenza c’è tra ‘sti due?” … “e tra ‘sti due e la Sinistra Arcobaleno?” eppure la radice, seppur con leggerissime differenze, dovrebbe essere la stessa, quella comunista. Boh, non saprei, mi verrebbe da dire che differiscono soltanto gli interessi ed i personaggi, altro non capisco.

Ma posso dire che rispetto abbastanza Ferrando. Ai tempi di rifondazione, cioè quando provai a frequentare questa formazione politica, Ferrando faceva parte dell’opposizione a Bertinotti, le sue mozioni erano molto condivisibili ma perdevano sempre davanti al gruppo bertinottiano che era la stragrande maggioranza. Ripetto quindi, ma niente di più.

Purtroppo non mi fido più nemmeno di lui e non perché non sia una persona ed un movimento coerente, non è mai stato messo alla prova come invece è accaduto alla congrega bertinottiana/dilibertiana, quindi cosa dirgli? Niente, certo.

Dico solo che non mi fido più di questo sistema basato sui partiti. Mi sembra ormai certo che chiunque vada a gestire questa povera Italia, debba per forza perseguire gli interessi di sempre, gli interessi dei soliti imprenditori, degli istituti bancari, della classe oligarchica della politica e di tutti quei personaggi che girano attorno alla chiesa. Sempre agli stessi si da e sempre agli stessi si toglie (altro che anche i ricchi piangono…). Con l’unica eccezione che oggi si toglie anche a chi tempo fa poteva venir considerato della classe media, il borghese medio. Un’intera classe che lentamente il sistema capitalista e liberista sta proletarizzando.

Ecco perché quindi non ha senso per me andare a votare, ecco perché mi piace chiamarlo “teatrino politico”. Stanno lì per recitare dei ruoli, per soddisfare ed interpretare i nostri desideri, la nostra rabbia, incanalare tutto ciò per non far uscire nulla e nessuno da scenari che adorano chiamare “democratici”, scenari che non saranno mai in grado di cambiare nulla, scenari adatti a “pranzi di gala”…e purtroppo, non è di “pranzi di gala” che ha bisogno il nostro mondo di sfruttati.

 

PS

Dopo tutto questo sfogo, mi sono accorto di non aver parlato dei miei dubbi…del mio dubbio….

Sapete e potete ditemi se c’è ancora la legge che non permette di fare concorsi pubblici a chi non va a votare? Se così fosse, se non andare a votare mi può compromettere la partecipazione a dei concorsi, mi sforzerò di recarmi al seggio per annullare la scheda, bestemmiando sommessamente lungo il tragitto.

domenica, 23 marzo 2008

LA CENSURA NON USA LE TROMBE



Oggi posto una lettera di denuncia mandata a molti organi d'informazione e non, una lettera scritta da Paolo Barnard, un giornalista di cui già avevo parlato precedentemente in occasione del libro da lui scritto "Perchè ci odiano", un libro che ancora adesso consiglio di leggere.
Bernard chiede aiuto per la diffusione della sua lettera di denuncia contro la censura, una censura che sembra arrivare anche dalla trasmissione Report, dove anche lui ha collaborato.
A voi.



Censura Legale di Paolo Barnard

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai.
E’ la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’.

Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso..
Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto..

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (”Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: “Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie”) e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA)..
L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003..
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato
dalle rivelazioni da noi fatte..
Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare..

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi..
All’atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo..
La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4).
E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.* *(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l’operato della RAI in questi casi)...
Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me..

La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere..
Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E’ un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: “La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima”.(6).

Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità..
Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che “la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla.”(7).
Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome..
Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8).

Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste ‘coraggiose’.
Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari..
Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo..
Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘editti bulgari’, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno..
Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori..
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai
contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare..
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.

Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema..
Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone.
Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate..
In ultimo. E’ assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me..
Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva...
Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard.
dpbarnard@libero.it.
09.02.2008

Note:

1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004..
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo..
3) Nel volume “Le inchieste di Report” (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli
eroicamente afferma: “…alle nostre spalle non c’è un’azienda che ci tuteli
dalle cause civili”. Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof.
Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell’Università di Roma La Sapienza, difende
in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me..
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N.
83757/2004, Roma 30/6/2005: “Per tutto quanto argomentato la
RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia:…porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…”..
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: “Lei
in qualità di avente diritto… esonera la RAI da ogni responsabilità al
riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di
qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente
accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o
giudiziaria”..
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo
Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma,
3/10/2005..
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18 .
8- Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876
Cronologico, 18/5/2007: “la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche
nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…”. (si veda nota 4)


11 Febbraio Paolo Barnard risponde a Milena Gabbanelli sul Web

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1537

26 Febbraio Alex Zanottelli e Gherardo Colombo

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1618

9 Marzo "Censura Legale" di Paolo Barnard La Protesta corre sul Web! Dal Forum di Report Quarta Puntata di Una Storia Italiana

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1687

10 Marzo Report e Anno Zero I dettagli della Censura contro i loro Spettatori - 5^ Parte

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1700

16 Marzo Sesta Parte di Censura Legale Una Storia Italiana

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=1749

Intervista a Paolo Barnard from Arcoiris TV
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=9128&ext=_big.wmv
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giovedì, 06 marzo 2008

MICHELE FABIANI



Su informazione ed invito della grande Cloro, pubblico questo appello per far conoscere la storia assurda di un giovane filosofo anarchico, Michele Fabiani.

E magari aiutarlo ad uscire da quella galera che tante persone ha ucciso, e mi riferisco al temibile carcere di Sulmona, dove stranamente sono morti suicidati un bel po' di detenuti, "ma anche" la sua direttrice.
Un carcere dove insieme a Michele, ci sono altri compagni anarchici d'Abbruzzo, a cui va la mia totale solidarietà e il mio saluto...di cuore.
Se potete e volete, fate rimbalzare questa notizia più che si può.
A voi!

Innanzi tutto, 
questa è la persona che ha fatto arrestare Michele
 
 
'' Il caso di Michele Fabiani, il giovane anarchico di Spoleto messo al gabbio il 24 ottobre 2007 in seguito all'operazione "brushwood", mi colpisce particolarmente, non solo perchè non sapevo di questo arresto, ma perchè ho conosciuto Michele via email e, per quello che ne so, non farebbe del male a una mosca, anche se si dichiara anarchico "rivoluzionario".

Dopo quasi 2 mesi, il tribunale ha respinto istanza di scarcerarzione o di commutazione del gabbio in arresti domiciliari. Michele è ancora in carcerazione preventiva, sottoposto a isolamento notturno e diurno, essendo stato nel frattempo trasferito a sulmona (nel carcere dei suicidi).

Tutto questo perchè egli avrebbe spedito una pallottola a casa di un politico. Cosa su cui il suo avvocato dice che non solo non ci sono le prove, ma non c'è manco il minimo indizio.

Le accuse sarebbero di associazione sovversiva, in particolare poi, a Michele contestano di aver spedito una pallottola ad un politico locale. Gli avvocati di Michele hanno dimostrato senza ombra di dubbio,che, nella data in cui l'accusa dice che Michele avrebbe spedito materialemente il proiettile, il ragazzo era in vacanza in Puglia allora i PM han fatto marcia indietro: rimangiandosi proprio la proposizione di accusa e dicendo ora che avevano sbagliato loro ad accreditare le poste italiane capaci di attestare l'esatto giorno di spedizione di un plico, una volta arrivato a qualcuno.
Pensa te.
E
sto ragazzo, 21 anni compiuti in carcere, sottoposto a regime duro e mandato in un posto da dove molti escono a piedi avanti, sta al gabbio da 4 mesi (24/10/2007). Non ha un pc, le visite sono limitate e non ha proprio nulla e volendo scrivergli si puo andare solo via posta:

Casa Circondariale - Casa di Reclusione
via Lamaccio 21
67039 - Sulmona (Aq)

Michele è innocente. E, se siamo un paese civile, deve uscire. Non ci sono manco indizi. E se anche fosse colpevole, se per assurdo fosse pure stato lui a spedir sti proiettili, ha già abbondantemente scontato, con 4 mesi di carcere duro, in isolamento diurno e notturno ed un trattamento disumano, essendo incensurato, un reato come questo.

Michele Fabiani è un filosofo. Cercava la verità e questo aveva dato fastidio a qualcuno. In particolare il dossier di Michele sulle armi tecnologiche con cui si tortura e condiziona la gente aveva fatto sì che Michele, che scriveva da anni sul Web (io lo conobbi su indymedia: lui si firmava sempre con nome e cognome) , ricevesse minacce anonime nella posta. Il Padre di Michele, Aurelio, ha, in concomitanza di questa vicenda, dato le dimissioni da consigliere comunale di rifondazione a Spoleto.
Purtroppo le leggi antiterrorismo, oggi, in Quest'Italia dove per i pedofili scadono i termini di carcerazione preventiva ed escono, sono strumenti del potere per silenziare la libertà di opinione.
Qui, anche se la difesa di Michele ha dimostrato la
totale inconsistenza delle accuse
l'essere stato arrestato in un quadro "antiterroristico" aumenta moltissimo la discrezionalità delle decisioni dei magistrati, che possono blindare qualcuno nella prospettiva che quella "cellula" di cui si ravvisa l'esistenza, possa crescere ed intraprendere opera di destabilizzazione dello stato.
Di fatto: le leggi antiterroristiche servono un po' come a Bush serve spacciare la fola del terrorismo internazionale: rendere perseguibili le idee in una parvenza di rapporti di diritto, nazionali e internazionali.

Michele, oltre ad essere un anarchico e militare in qualche gruppo ambientalista, aveva preso a cuore la causa delle vittime delle armi elettroniche e mentali, studiandoci sopra e facendoci un dossier . Il massimo del complottismo: Michele aveva illustrato attività, motivazioni, meccanismi e soggetti di parecchie cose molto ma molto losche. Aveva così infastidito i cospiratori, che avevano interesse a farlo fuori (o a convincerlo a starne fuori). Il sito dell'associazione è veramente inquietante. L'umano reagisce di solito a quest'inquietudine dicendo naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa non è possibile. Questi sono tutti matti. Forse è perchè è matto che Michele è in galera. Ma mettere un matto in galera, serve? ''


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lunedì, 25 febbraio 2008

LA RAGE

Arkana è una ragazza francese, da alcuni anni nella scena rap francese ma che ho avuto modo di conoscere soltanto alcuni giorni fa grazie alla mia compagna. Inizialmente pensavo fosse un ragazzino, un incazzato ragazzino della banlieue francese. Invece scopro che è una ragazza, una incazzata ragazza che qui in questo video che vi propongo canta la sua rage, una rage che dovrebbe impossessarsi di molti in questo mondo che va a senso unico verso lo sfruttamento e l'impoverimento.
A voi!

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domenica, 17 febbraio 2008

ONESTA' INTELLETTUALE



Pochi giorni fa, ho ricevuto anche tramite mail un particolare invito, che sinceramente non mi aspettavo...un compagno della mia cittadina ha mandato in giro un appello che si inquadra in questa periodo pre-elettorale. Il compagno è persona che conosco ed è attualmente un consigliere comunale di rif.com, e come spesso capita con i compagni, si discute e si cerca di capirsi. Ma in questa lettera, come capita di sentire ora per bocca di esponenti nazionali desinistraacolori, manca qualcosa di importante. Se volete potete leggerla qui in questo forum locale.

Questa invece è stata la mia risposta che posto per voi pochi che leggete 'sto blog.
A voi!

Ho letto il tuo invito per le prossime elezioni e se posso permettermni ti dico la mia....
come ben sai, io votai per il bertinotti, oltre che per non veder più quel nano malefico, anche perchè avevo una certa fiducia in lui e in quello che diceva, fiducia in una eventuale sua uscita dal governo per non cedere alle pressioni dei soliti potenti e centristi vari...pensavo, che differenza ci sarà mai tra la guerra in Jugoslavia e quella odierna in Afghanista od Iraq? uscì allora dal governo per non fare cose che vanno contro il nostro pensiero, lo farà ancora...no?
No...non l'ha fatto...anzi...hanno dato più soldi del Berluska alle missioni che ora sono diventate anche per i "sinistri" nostri rappresentanti "missioni di pace", "costruttori di pace"...hanno speso 120 milioni di euro per i nuovi caccia europei, hanno legalizzato l'intervento all'estero delle aziende private della sicurezza (i mercenari privati)...ma anche questo non è il peggio....perchè mai come oggi le banche hanno fatto affari grazie all'appoggio governativo di rif.com, lo stesso vale per le imprese rappresentate dal Montezemolo con il loro scalpo del "cugno fiscale"...che dire quindi dei lavoratori? a noi tanto cari...gli hanno scippato il TFR con una "nonscialanz" tale, che ancora mi chiedo dove trovino il coraggio di ripresentarsi in giro (e le banche sorridono)...un precariato che con piccoli ritocchi insignificanti è rimasto precariato, tale e quale a come l'aveva proposto in precedenza il centro-sinistra con Treu...vogliamo parlare delle tasse aumentate sulla busta paga? quella dei lavoratori eh...
tante anche le cose non fatte, tra il falso in bilancio rimasto ed il conflitto d'interessi ancora presente....ma mi fermo qui...
io non ho mai capito chi rimproverava il governo Prodi di essere ricattato dalla sinistra "estrema" (perdonami l'estrema), era lampante che la sinistra estrema era sotto ricatto, sempre pronta ad ingoiare rospi e a tapparsi il naso davanti a manovre governative degne dei migliori partiti "democratici"...non considerando che con i rospi in gola e il naso turato manca l'ossigeno fondamentale per andare avanti, si diventa piano piano cianotici e si cessa d'esistere.
Quello che manca, secondo me, per ripartire a rif.com, è un poco d'onestà intellettuale e politica, unita alla tanto cara nostra autocritica...che abbiamo fatto? non ci sono pentimenti per nulla? i dirigenti devono per forza di cose rimanere lì? non sarebbe stato meglio ridiscuterne in un congresso straordinario, rimettendo in discussione l'operato fin qui approvato e chi ne è stato l'attore  principale?
Purtroppo quest'assenza di autocritica la trovo pesante e mi da ancora lo spunto per rinnovare ancora il mio non voto, confermando che ancora non esiste un movimento politico serio che riesca a cambiare le cose nella nostra piccola Italia. Almeno dal mio punto di vista, rif.com ha dato solo prova di poter governare per le banche e confindustria, accettando cose innaturali per la nostra storia politica e culturale. Spero per voi che l'emorragia di voti non vi travolga, e se proprio fosse così, spero che non lo troviate così assurdo....
si semina...e si raccoglie....B)
...e le chiappe le muovo subito, per una rapida e ferrea "stretta" che non permetta ancora intrusioni indesiderate.
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martedì, 12 febbraio 2008

CHE SPETTACOLO!!



Finalmente abbiamo notizie circa la storia fiscale del furbetto col motorino. Mi riferisco alla questione tributaria che aveva come protagonista il campione delle moto Valentino Rossi.
Sia ben chiaro, a me piacciono le moto (ho una moto d'epoca), mi piacciono le gare, mi piace Rossi pilota e sportivo...tra l'altro è anche un corregionale, uno di quei nomi che potrebbe far ricordare che esiste anche questa regione, le Marche. Potrebbe, perchè per fagocitare più denaro possibile aveva scelto di risiedere tra i fumi di Londra e pagare meno tasse per i suoi concittadini, marchigiani ed italici.
Nemmeno due anni fa quindi, fece notizia la denuncia del fisco di Visco ai danni del campione di Tavullia che in un periodo di tempo che va dal 2000 al 2004 avrebbe evaso circa 60 milioni di euri. Per gli anni che vanno dal 2004 al 2006 si ipotizzava un ammanco di circa 35 milioni, quisquiglie!
Il fisco quindi, dopo aver pescato l'unico grande evasore (unico?), era pronto per una sonora multa che raggiungeva la cifra di 120 milioni di euri, sempre se il Valentino del motorino non avesse scelto una contrattazione "amichevole" che in passato ha agevolato altri grandi personaggi.
Ci fu un gran parlare due anni fa, ma come solo in Italia può accadere, si è visto anche dell'altro. S'è visto un Valentino che in perfetto stile Berlusconi, manda un video in discolpa a tutti i tg della penisola, che di seguito lo mandano in onda per tutte le famiglie italiche.
Come solo in Italia può accadere, dopo pochi giorni della notizia dell'evasione accertata, l'eroe di Tavullia compare come testimonial per una nota azienda della comunicazione, e nello spot prende anche per il culo chi lo ha beccato con le mani nella marmellata. Ma i quale paese un evasore comparirebbe come testimonial per una grande azienda? Posso sbagliare, ma penso che nemmeno negli USA imperialisti si arrivi a tutto questo.
Ora, a governo ormai sciolto, sembra che la questione si sia risolta. Sembra che il Furbetto col motorino abbia trovato un accordo con l'agenzia delle entrate per una cifra da pagare di circa 30 milioni di euri. Quisquiglie in confronto ai quasi 100 evasi e i 120 di multa che gli spettava.
E ora lo spettacolo può continuare...
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lunedì, 28 gennaio 2008

DEL NUOVO IDOLO



Torno con un libro; era un po' di tempo che non riportavo stralci di libri appena letti.
In questi ultimi mesi ho letto di seguito, prima "Così parlò Zarathustra
" e poi "Al di là del bene e del male", ovviamente scritti dal controverso Nietzsche. Perchè appunto penso che il termine "controverso" sia il più congeniale per questo autore, controverso e geniale. Probabilmente c'ho è dato dai miei limiti filosofici non avendo nessuna base in merito, ma rinnovo il giudizio: alcune pagine mi hanno lasciato dubbioso, molte mi hanno "illuminato" per la loro freschezza.

Interessante anche la struttura dello scritto che mi ha fatto pensare anche ad una riproposizione in video...l'idea mi ha stuzzicato parecchio, chissà...
Di seguito, vi lascio con uno stralcio del libro.
A voi!

<< In qualche luogo s'incontrano ancora popoli e greggi, ma non qui da noi, o miei fratelli: qui non vi sono che Stati.

Stato? E che cosa è? Benissimo! Adesso aprite bene gli orecchi, perchè adesso vi parlerò della morte dei popoli.
Si chiama Stato il più gelido di tutti i mostri. Mentisce gelidamente; e dalla sua bocca striscia fuori questa bugia: "Io, lo Stato, sono il popolo".
E' una menzogna! Creatori furono coloro che fecero i popoli e al di sopra di essi sospesero una fede e un amore: così servirono la vita.
Distruttori sono invece coloro che tendono trappole per molti e le chiamano Stato: essi appendono sul loro capo una spada e cento desideri.
Dove ancora esiste un vero popolo, questo non comprende lo Stato e lo odia come il malocchio o come un peccato contro il costume e il diritto.
Io vi do questo segno: ogni popolo parla la sua lingua de l bene e del male; ed essa non è compresa dal vicino. Questa lingua ciascuno se la foggiò nei suoi costumi e nel suo diritto.
Ma lo Stato mentisce in tutte le lingue del bene e del male; e qualunque cosa dica mentisce - e anche tutto quanto possiede, l'ha rubato.
In lui tutto è falso: lo Stato, che ben sa mordere, morde con denti rubati. Sono falsi anche i suoi visceri.
[...]  Ahimè, anche in voi, anime grandi, esso insinua le sue fosche menzogne! Ahimè, tradisce i cuori ricchi a cui piace prodigarsi!
Si, tradisce anche voi, vincitori del vecchio Dio! Voi vi stancaste della battaglia, e ora la vostra stanchezza serve il nuovo idolo.
Il nuovo idolo vorrebbe attrarre a sè anche gli onsti e gli eroi! Si bea nel sole della buona coscienza, il freddo mostro!
Egli vi darà tutto, se voi l'adorerete, il nuovo idolo! In tal mkodo egli si compera lo splendore della vostra virtù e la luce dei vostri occhi superbi.
E voi dovrete servirgli per adescare i superflui! [...]
Io chiamo Stato quel luogo dove tutti sono ubbriachi di veleno, buoni e cattivi: lo Stato è quel luogo dove tutti si perdono, buoni e cattivi: Stato, quel luogo dove il lento suicidio generale si chiama "la vita".
Guardate dunque questi superflui! Rubano le opere degli inventori e i tesori dei savi: chiamano educazione il loro furto - e mercè loro tutto si tramuta in malattia miseria!
Guardate dunque questi superflui! Sono sempre ammalati, vomitano il loro fiele e lo chiamano gazzette. Si divorano a vicenda, ma non sanno neppure digerirsi.
Guardate dunque questi superflui! Conquistano ricchezze e cojn ciò diventano più poveri. Vogliono la potenza, e innanzi tutti il grimaldello della potenza, molto denaro, - questi impotenti!
Guardate come s'arrampicano, gli uni sugli altri e così si trascinano tutti nel fango e nell'abisso.
Aspirano tutti al trono: è la loro pazzia! - cone la felicità sedesse sul trono. Spesso il fango siede sul trono, e spesso anche il trono è collocato sul fango.
[...]  O miei fratelli, volete forse soffocare nell'alito delle loro putride bocche e dei loro desideri? E0' meglio che spezziate i vetri delle finestre e che saltiate all'aperto.
Fuggite il cattivo odore! Fuggite la puzza di queste vittime umane!
La terra è ancora libera per le anime grandi. Molti luoghi sono ancora liberi per i solitari e per le coppie di solitari, e intorno aleggia il profumo di mari tranquilli.
Aperta è ancora alle anime grandi una libera vita. Veramente, quanto meno si possiede, e tanto meno si è posseduti: lodata sia questa povertà piccolina!
Dove cessa lo Stato, là soltanto incomincia l'uomo, che non sia superfluo. [...]  >>
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sabato, 19 gennaio 2008

STORIA DI ORDINARIA REPRESSIONE



Sempre con piacere, ricevo ed inoltro :

Sono le sei del pomeriggio in una Torino uggiosa e bagnata. Le strade a Vanchiglietta, quartiere popolare a ridosso del centro, sono piene di gente. Un poliziotto, dicono a caccia di rapinatori, chiede i documenti ad un ragazzo che rifiuta e fugge inseguito dal tutore del disordine statale. Pistola alla mano, la canna puntata ad altezza uomo, il poliziotto corre tra la gente.
Alcuni cittadini, tra cui tre anarchici, che hanno assistito alla scena si intromettono chiedendo il perché di quella pistola spianata a rischio dell’incolumità di tutti. Con gli uomini in divisa non si discute: arrivano le volanti che fermano i tre compagni portandoli in questura. Più tardi due verranno rilasciati, mentre alla ragazza è confermato l’arresto.
Nel giro di un paio d’ore un gruppo di persone si riversa in strada,
bloccando corso Regina e chiedendo a gran voce il rilascio dei compagni fermati. Un tentativo di partire in corteo viene impedito dalla polizia che carica, disperdendo i manifestanti, due dei quali verranno fermati e successivamente arrestati con l’accusa di resistenza aggravata. La sera si conclude con un presidio davanti alla questura, in una nottata bagnata e silente.
Un poliziotto in mezzo alla folla con le armi in pugno non fa notizia: fa parte di un quadro di ordinaria repressione al quale i più finiscono con
l’assuefarsi. Finché non ci scappa il morto. Negli ultimi due anni ben otto immigrati sono stati ammazzati a Torino durante controlli di polizia, ma non si è mai andati oltre poche righe di cronaca nera. C’è voluto il tifoso sparato in autostrada da un killer in divisa per bucare i media, altrimenti tutto rimane nell’ombra di una “normalità” feroce.
Per chi non ci sta, per chi chiede ragioni, per chi non accetta il ricatto della paura, scatta la repressione. I fermi, gli arresti, le cariche, la
galera.
Ogni giorno, all’ombra della mole, si mangiano un pezzo della nostra vita, strappano un lembo della nostra libertà, della libertà di tutti. Lo fanno in nome di un’emergenza “sicurezza” inventata ad arte per chiudere ogni spazio di autonomia, per tappare la bocca a chi dissente, a chi crede che questo non sia il migliore dei mondi possibili.
Hanno emanato leggi degne di un regime autoritario, per buttare fuori i poveri, gli immigrati senza lavoro, i senza casa: lo fanno in nome della democrazia, la terribile democrazia reale dell’ambulanza fatta saltare in Iraq, delle truppe di occupazione che fanno la guerra in Afganistan, dei
poliziotti che scorazzano per i nostri quartieri seminando la paura.
Lo fanno in nostro nome, fidando nel timore, nella propaganda, nell’abitudine a chinare la testa di fronte ai potenti.
È tempo di alzare la testa, spezzare l’indifferenza, rompere il silenzio.

Sabato 19 gennaio corteo,
Appuntamento in piazza Castello alle ore 14.


Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – Torino
La sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi
Per contatti:
fat@inrete.it

338 6594361

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categoria: giustizia, , torino, repressione, cityzen politica


lunedì, 14 gennaio 2008

THINKING BLOG AWARD

E tanto che ci sono, ne approfitto per partecipare a questo ennesimo gioco/concorso tra bloggers...
spero solo di fare tutto come si dovrebbe, ma per questo seguo paro paro il post di Cloro....così non dovrei sbagliare...un grazie a talkinrapper.blogspot.com/ e a ideateatro.blogspot.com/ che hanno avuto il fegato per nominarmi...grazie Riverinflood...grazie Gobb...
ovviamente non mi aspetto nulla per me, di contro sarei felicissimo per uno dei miei blog che più leggo...

Queste le regole per partecipare:

1. Partecipare se si è stati nominati.
2. Lasciare un link al post originario inglese
3. Quindi inserire nel post il logo del Thinking blog award
4. Indicare cinque blog che hanno la “capacità di farti pensare.”





di seguito ecco i primi 5 blog che più mi fanno pensare...

1) kelebek.splinder.com/

2) www.cloroalclero.com/

3) talkinrapper.blogspot.com/

4) stannogiocandoaungioco.splinder.com/

5) ideateatro.blogspot.com/


Ovviamente i blog poevano essere di più, ma che vuoi fa'? Solo 5 ne servivano...
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lunedì, 14 gennaio 2008

BASOFOBIA



Oggi voglio scrivere un po’ di me e del mio lavoro.

Non quello che da pochi giorni mi ha portato in una clinica ma del lavoro di educatore ed assistente sociale che continuo a svolgere solo per un persona, un giovane ragazzo per la precisione a cui mi sono "affezzionato". E di lui vorrei parlare, o meglio della mia esperienza con lui, delle sue fobie, ovviamente senza mai citare il nome ed altre particolarità che svelerebbero una identità che per ovvi motivi è meglio lasciare da parte (non è semplice ma ci provo).

Sono ormai passati circa tre mesi da quando ho iniziato questa assistenza domiciliare. Ricordo ancora distintamente il primo giorno, quando accompagnato da un responsabile della società per cui lavoro mi sono recato alla prima visita di conoscenza a casa del ragazzo.

Ricordo bene il momento perché fui subito colpito da stupore quando mi accorsi della discrepanza tra ciò che avevo letto in precedenza su quella fredda “cartella clinica” del ragazzo, piena di problematiche difficili e l’effettivo suo stato di salute. Una situazione diversa e decisamente controversa.

Tutto questo stupore era dovuto forse alla mia ignoranza di operatore alle prime armi, forse una “cartella clinica” non deve per forza di cose essere particolareggiata, capace di spiegare per filo e per segno tutte le varie sfaccettature di una situazione che è e rimane personale e quindi personalizzata, unica …

Non sto qui a ripercorrere la suddetta “cartella clinica”, mi limiterò a descrivere ciò che io ho “trovato” in questo ragazzo. Un’esperienza unica.

Innanzi tutto, devo ammettere che fin dal primo giorno mi sono accorto di una certa sintonia che è subito scaturita tra me e il giovane ragazzo, l’ho visto subito dai suoi occhi e dalla sua propensione alla comunicazione e al sorriso verso di me. Oggi posso dirlo con certezza e capisco l’importanza della cosa avendo conosciuto meglio il ragazzo, un individuo che può facilmente rifiutare la comunicazione sfociando anche  in una certa scontrosità, se la persona che ha davanti non lo aggrada o magari lo forza a fare qualcosa che non gli va di fare. Ci vuole fiducia, senza dubbio.

Tutta questa situazione è nata grazie a dei buoni “codici comunicativi” che ho condiviso  con lui, codici che si rifanno alla sua (e alla mia) passione per il cinema, i film horror sopra ogni altri, passione che ci ha aiutato a scambiare informazioni e film. E’ importante notare come la sua passione per i film horror sia probabilmente frutto di una incoscia esorcizzazione della sua fobia, una fobia di cadere che lo rende più invalido dei suoi altri problemi fisici.

Gli altri codici comunicativi che ci hanno aiutato sono anche quelli classici dei ragazzi, soprattutto della sua età.

L’uso e la conoscenza del personal computer è molto elevata nel ragazzo, devo dire che dell’argomento ne sa molto più di me (dite che non ci vuole molto?), vuoi per la sua fobia che gli impedisce di camminare autonomamente od anche accompagnato, ma anche per una vera passione che lo spinge ad interessarsi fin’anche ad argomenti molto tecnici.

Lo sport è un altro di quei codici da noi usati, in particolar modo il calcio. Squadre, calciatori, partite possono rubarci molto tempo, senza che ce ne accorgessimo si potrebbe parlare per ore.

Grazie a questa comunicazione resa facile dai comuni interessi manifestati, si è quindi creata a poco a poco sempre maggiore fiducia, soprattutto ed ovviamente per ciò che riguarda il mio aiuto nei suoi confronti, una deambulazione assistita. Aggiungerei anche un po’ forzata, vista che la fobia di cadere gli impedisce di alzarsi da solo e camminare, anche per le più semplici cose che gli garantirebbero una minima autosufficienza.

Varie ma non molte sono state le uscite dalla sua stanza, dalla sua casa. Vuoi per le condizioni del tempo, normali per il periodo che ci da pioggia, freddo ed anche neve, vuoi anche per la sua riluttanza appunto a camminare. E una volta che riusciamo a farlo, spesso dentro la sua casa, si presenta subito la stanchezza sia fisica che psichica, dopo dieci minuti il ragazzo già appare esausto, stremato, con le braccia e le gambe indolenzite dalla tensione, accompagnato sempre da una tosse che definirei “nervosa”. Ma anche quel poco per me è importante, dal tronde, non so quante persone riuscirebbero a fare altrimenti.

Riesce a camminare sempre e solo appoggiandosi alle mie spalle con ambedue le braccia, io gli consiglio costantemente di mantenere le gambe più strette visto che tende ad allargarle per aumentare la sua stabilità, gli consiglio di mantenere la testa alta quando lui per ogni passo ha bisogno di vedere il suolo ed i suoi piedi, gli suggerisco di imparare a controllare il suo respiro che per ogni “passeggiata” prende dei ritmi sincopati e che alimentano la sua agitazione e la tosse. Anche se lievemente, il controllo del respiro può aiutarlo oltre che a calmarsi, anche a prendere coscienza di se, del suo possibile autocontrollo, dell’importanza della volontà, che può controllare le sue “emozioni irrazionali”.

Questo fattore della “presa di coscienza di se”, lo affronto anche a livello comunicativo, capisco che non mi spetterebbe visto anche le mie competenze non approfondite, ma questo avviene comunque in modo molto naturale, quasi come accade per ogni persona che parla con un amico che ha altre “problematiche” da risolvere.

Tornando all’applicazione pratica, alla deambulazione assistita, devo ammettere che ancora non sono riuscito a fargli scalare la sua montagna, le scale, i gradini. Anche fossero dei più bassi, quasi inesistenti, ma per il ragazzo diventano ostacoli insormontabili che riesce a superare soltanto mettendosi a terra, seduto e “camminando” nello stesso modo, a mo’ di “granchio” per intenderci. Cosa che fa davvero “brutto” a vedersi, potete immaginare.

Altra cosa che non sono riuscito, è di farlo appassionare ad altre cose. Per lui esiste solo ciò che gli interessa, altro lo rifiuta a priori, categoricamente non vuole proprio sentirne parlare. E’ come se in lui la curiosità non trovasse alcuna breccia.

Ho provato con altra musica da quella che lui ascolta ma niente, altri generi di film neanche a parlarne; vista la sua leggera difficoltà nel parlare, nello scrivere e nel leggere, ho provato varie volte a farlo leggere, stimolandolo magari con dei fumetti che potevano piacergli ma niente, non ha letto nemmeno la prima pagina, neanche la prima vignetta. Ho provato anche con un testo che lui stesso mi ha chiesto di trovargli, l’ho trovato, l’ha preso ma non l’ha mai letto. Alcune volte sono riuscito a farlo scrivere, quando l’ha fatto la difficoltà è stata grande, troppo grande per un ragazzo della sua età, a volte non ricordava come si scrivevano alcune lettere in corsivo, infatti scrive sempre in stampatello quando deve farlo.

Durante le nostre “chiacchierate”, ho notato che adora ricordare dei fatti accaduti quando ancora riusciva ad uscire di casa, quando ancora frequentava delle amicizie nel suo paese, in lui si nota chiaramente una certa enfasi mista ad amarezza che lo accompagna in tutte le sue narrazioni. L’amarezza scompare quando si ricorda che lui ha paura.

Le amicizie sono per lui importanti, anche se ho notato che riesce ad incontrare solo due suoi amici, in qualche modo sempre per comuni interessi. Passano a casa del ragazzo ma il problema è che hanno una loro vita privata che molte volte non permette loro di frequentarlo più assiduamente, già alcuni amici non li vede più per questo motivo. Ma penso che un loro apporto possa aiutare il giovane a superare la sua fobia invalidante…a volte il “cuore” può fare molto.

Prima di chiudere voglio spendere due parole per il rapporto che ha il ragazzo in questione con i suoi genitori. Con la madre, sempre presente anche perché lavora in casa, ha un forte attaccamento, diversamente che con il padre, con cui molte volte arriva a troncare la comunicazione, rispondendo in modo freddo e conciso. Con la madre non capita la stessa cosa anche se a volte alcune reazioni del ragazzo potrebbero apparire aggressive, ma ciò è dovuto soltanto per il motivo di cui parlavo all’inizio: qualsiasi cosa si provi a far fare al ragazzo e che lui non voglia fare, provoca un blocco forte, si rifiuta in modo perentorio di farlo fino a manifestare una certa aggressività. Non forzare mai nulla.

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