CityZen

...difficile m'è seguire e far da guida...
mercoledì, 20 maggio 2009

PARADOSSI DEL PAESE DI PAPI



Oggi pubblico un post della grande Cloro, post dedicato alle "ultime" del nano malefico, sempre tanto amato dagli italici elettori. A tal proposito voglio evidenziare anche le parole che ho sentito ieri dall'attrice Mezzogiorno, che presa da una sintetica saggezza, ha dichiarato che forse l'italiano ha bisogno di un "padrone"...purtroppo non sono riuscito a trovare  questa breve e bella intervista, se qualcuno che passa di qua riuscisse, me lo segnali, per favore.
A voi.


dal blog di Cloro

Ha la tenuta “abruzzese” Berlusconi, mentre fa la conferenza stampa da l’Aquila. E’ vestito di nero e sembra un corvo che vuole portare sfortuna a tutti, tranne che a se stesso. Da questa terra completamente distrutta e militarizzata, in cui si pratica il coprifuoco, le perquisizioni, l’unico che puo’ alzare la voce per tuonare contro “la sentenza scandalosa” che lo riguarda per aver corrotto un avvocato inglese con 600 mila dollari, è Berlusconi. Nelle tendopoli non si puo’ usare internet e neppure stampare volantini perchè i motivi di ordine pubblico stanno soffocando una popolazione già stremata dai lutti e dalle spaventose perdite materiali.

Il vecchio dittatore si mostra televisivamente indignato perchè la poca informazione che ancora ha spazio nel paese ha pubblicato la sentenza con cui Mills fu condannato per la questione “all Iberian“.

Lui, ci dice, non ha corrotto nessuno e i 600 mila dollari erano solo “il normale onorario per un avvocato”. Se la prende  con i magistrati “militanti” e con la stampa, arrivando ad invitare la giornalista Claudia Fusani ad allontanarsi dalla conferenza stampa, per avergli chiesto di rinunciare al Lodo-Alfano e “farsi processare”. Gli strali di Berlusconi erano già stati lanciati ieri, quando sul “Sole 24 ore” è stato pubblicato l’elenco delle proprietà della famiglia Letizia, in particolare è stato reso pubblico che Noemi - la ex minorenne che chiama papi Berlusconi e che intrattiene con lui rapporti non ben precisati- ha intestati sei appartamenti a Napoli.

Papi non ci sta. Non vuole che si sappia che ha corrotto Mills, non vuole che si sappia che “non sta bene” e che “frequenta le minorenni”. Le veline “non sono mai esistite” dice, esibendo la stessa sicurezza con cui, quando si era saputo che le gemelle De Vivo (anch’esse napoletane) si erano intrattenute per un’ora a Palazzo Grazioli con lui, aveva detto “mai viste nè conosciute”.

Il piccolo, ricchissimo mentitore di professione dimostra di essere finora stato in grado di comprare chiunque: donne, “bravi genitori”, silenzi, false testimonianze, interi partiti, linee politiche opposte, magistrati, capi della forza pubblica e giornalisti. Sono solo i suoi soldi a spiegare la ragione per cui tutti, da La Russa ai Leghisti (che hanno fortemente cambiato idea su di lui), difendono con tanta veemenza un capo dell’esecutivo su cui aleggia il sospetto di pedofilia (”magari fosse sua figlia!” aveva detto Veronica sulla vicenda papi-Noemi) e di cui la magistratura ha accertato che è un corruttore.

Non si capisce (o si capisce con i soldi di Berlusconi anch’essa)  la colpevole reticenza di Napolitano che tiene una condotta totalmente inadeguata per un presidente della Repubblica che diviene consapevole delle macchie che, da anni ormai, infangano il buon nome della nazione per colpa del presidente del consiglio.

E mentre gli uomini di governo attuano repressione verso ogni forma di dissenso, da quello degli studenti operai italiani, che non sono contenti dei piani aziendali che FIAT intende attuare, promettendo ai tedeschi di Opel che saranno solo le aziende italiane a chiudere, ma loro no, Berlusconi si dibatte, minaccia, promette punizioni esemplari, giura sulla testa dei suoi figli (come aveva già fatto) che lui è estraneo a tutto. Che è innocente come un neonato. Così come aveva promesso che avrebbe messo a disposizione dei terremotati abruzzesi le sue case, che avrebbe creato un milione e mezzo di posti di lavoro, mentre il frutto della sua politica è stata un milione e mezzo di disoccupati, cassaintegrati, precarizzati, messi in mobilità e/o depauperizzati da una crisi economica  creata da Berlusconi e da quelli come lui. universitari a quello di

Ma in un’Italia zeppa di contraddizioni e di gente che non fa il suo dovere, pur essendo profumatamente pagata per farlo ci sono delle eccezioni. Con il sistema scolastico a pezzi, una Mariastella-incompetente-Gelmini che distrugge cio’ che resta del sistema della pubblica istruzione italiana, c’è una scuola pubblica che può mandare le scolaresche in crociera: la scuola di Noemi, la neo-maggiorenne famosa per chiamare papi il presidente del consiglio. Con la figlia di papi al seguito, naturalmente.

martedì, 21 aprile 2009

MISTIFICIO DURBAN



Ieri è iniziata in Svizzera la conferenza Durban 2, un incontro tra i paesi del mondo che cercano di trovare una piattaforma comune sul tema del razzismo.
O meglio, questa era la Durban 2, quella in cui si cercava di eliminare le parole che non amano Israele ed USA, era una Durban 2 dove mancavano i cosiddetti paesi democratici portatori di civiltà nei secoli dei secoli....USA, Canada, Germania, Israele ed anche la pecorona colonia Italia. Hanno deciso di disertare la conferenza perchè secondo loro il testo che ne sarebbe uscito incolpava Israele e gli USA di razzismo, e questo per loro è inaccettabile.
Ieri, proprio quando
il presidente iraniano ha iniziato il suo discorso , è successo il finimondo.
I rappresentanti dell'UE hanno abbandonato la sala in modo plateale, 4 giovani americani in galleria hanno esclamato a gran voce la loro indignazione, 4 uomini hanno protestato davanti al presidente iraniano truccati da clown per poi essere allontanati.
Le nostre tv di massa, e parlo delle tv dei paesi occidentali,  quelli democratici, con la verità e la libertà in una mano, hanno amplificato per noi sudditi lo sdegno per le parole offensive lette dal presidente iraniano.
Purtroppo per loro, io non credo ad una virgola dei nostri tg informatori a reti unificate.
Come dal tronde non ho una particolare simpatia per la retorica imperialista  e sionista.
Cerco subito il testo del discorso del famigerato, temibile e terribile leader iraniano, lo leggo attentamente e scopro per l'ennesima volta (si già, perchè purtroppo abbiamo avuto altre volte mistificazioni dal testo iraniano dell'iraniano presidente) che non c'è niente di cui rimanere inorriditi. Ovvio che ho scremato le considerazioni religiose, ma l'analisi di base rimane reale, vera, su cui ho ben poco da obiettare.
Se fossi stato presente là, forse avrei applaudito, come hanno davvero fatto tutti gli altri rappresentanti dei vari paesi del mondo (tutti razzisti e nazisti?), forse c'avrei aggiunto un mezzo sorriso di compiacimento visto che le sue parole dalle nostre parti, come possiamo immaginare, sono proprio un tabù, non si possono dire se no vieni subito considerato un nazista razzista antisemita e vieni sbattuto in galera.
Ma io so io, ho le mie opinioni col mio modo di vedere le cose che ci determinano.
Per questo vi posto qua sotto il link dove andare a leggere il testo integrale letto dal presidente iraniano così anche voi che passate di qua potete farvi un'idea. Se sia un testo di un razzista, o magari di un antisemita. Cosa quest'ultima che mi fa sempre sorridere.
Perchè laggente pensa spesso che dire antisemita voglia dire essere contro la razza ebraica, mentre invece il semita è molto di più, significa considerare che semiti sono anche le popolazioni arabe, indi per cui anche io oggi confermo che l'antisemitismo esiste ancora ed è molto attivo, purtroppo per le popolazioni arabe.

iononstoconoriana.blogspot.com/2009/04/discorso-di-mahmoud-ahmadinejad-alla.html





domenica, 12 aprile 2009

SOTTO LE MACERIE




Forse è arrivato il momento atteso, il momento in cui queste scosse che da giorni e giorni ci tormentano finiscano del tutto. Lo speriamo.

Dalle mie parti, il Piceno, si sono sentite. In pratica confiniamo con quelle terre martoriate dal fenomeno naturale; mi riferisco alle zone dell'ascolano, zone montane. Nel mio paese, che sta sula costa, si sono sentite ugualmente, soprattutto quando le scosse arrivavano a superare il terzo grado. Poi la sabbia di cui è formato il sottosuolo, sembra che aiuti ad ammortizzare le scosse.
E proprio mentre il terremoto sembra quietarsi, ecco che trovo una notizia che meriterebbe di essere approfondita, ma che non lo sarà mai.
Sembra che prima del terremoto, in quel dell'Aquila e dintorni, ci fossero numerosi clandestini, impiegati in diverse attività, dalla pastorizia all'assistenza ad anziani, passando per l'agricoltura e l'edilizia.
Non dico altro, leggete qua e commentate voi.

lombardia.indymedia.org/node/16224

A presto compagni.
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sabato, 28 marzo 2009

GROSSA GROSSA GRISI...



La sensazione ormai, è che siamo davvero messi male.

Cioè, dico, stavamo mica messi bene tempo addietro, ma la deriva è aumentata e non poco, i miei sentimenti e le mie sensazioni sono peggiorate.

Parlo dell’impotenza, della disfatta, del non sentirsi parte di questo mondo. Non so quali altre parole trovare per descrivere come vivo questo preciso momento storico…un periodo di crisi ma non della crisi che ormai ci sbattono quotidianamente sui mezzi di disinformazione di massa.

Che poi che cazzo di crisi è? La solita! Una crisi in cui alcuni grandi riescono oltre che ad accaparrarsi i “capitalisti caduti”, si fottono anche le poche ricchezze rimaste al popolino, come sempre.

La crisi è proprio nostra, degli uomini. Ci spogliano pian piano di tutto, e noi non ce ne accorgiamo.

Le banche prendono, le imprese medio grandi prendono, noi continuiamo a prenderlo underposto. Perché noi dovremmo pagare in ogni modo questa “crisi”? E’ giusto così?  Ci siamo fatto impupire proprio tanto, suppongo. Eppure in altri paesi europei sembrano esserci delle reazioni popolari, anche di bassa intensità ma ci sono. Noi niente di niente.

Ieri al senato italico, addirittura hanno posto le basi per far si che a tutti sia imposta nelle strutture sanitarie l’alimentazione forzata. Ora, non so se ce ne siano altri, ma penso che nell’emisfero occidentale noi siamo l’unico paese che da’ peso alla fede cattolica ed impone a tutti regole e morali. Anche per questo dovremmo invadere le piazze.

Dove ce la mettiamo la libertà di scelta? Ormai questa pseudo-libertà è rimasta solo per far compere…eppoi eppoi…qua finisce anche la moneta ai più, così non avremo più nemmeno questa libertà consumistica. Andremo diritti verso il dentifricio sottomarca, l’abito a buon prezzo, il cibo più scadente, mentre lor signori, quelli che hanno ed avranno, mangeranno il “nostro”  biologico, continueranno a vestir bene e così via….

Ma vogliamo farci la nostra bella lotta di classe? Dalla parte opposta del fronte non l’hanno mica dimenticata e lasciata agli anni ’70 tra la polvere. Continuano imperterriti a farla, a farcela. E noi nada de nada. Guardate che non c’è da spaventarsi, quella che chiamo lotta di classe, riportata ad oggi potremmo chiamarla “fare i nostri interessi”…fare i nostri interessi! Questo dovrebbe essere più attuale no?

Perché vedete, i banchieri fanno i loro interessi…i padroni, pardon, gli imprenditori medio-grandi fanno sempre i loro interessi…i politici fanno i loro interessi facendo anche quelli dei banchieri e degli imprenditori….

Ed i lavoratori? I lavoratori e chi il lavoro non ha?

Niente da fare ragazzi. Penso che non ci sia nulla da fare. Cioè, non voglio dire che è impossibile cambiare lo stato delle cose, ma le possibilità sono mooolto scarse. Non voglio fare percentuali e cifre, ma è di sicuro un  numero moolto basso.

La paura, il conformismo, la mistificazione delle realtà attraverso i mezzi di disinformazione di massa, il terrorismo degli stati, la violenza legale degli stati...

Abbiamo poche alternative amici…

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venerdì, 06 febbraio 2009

PALESTINA - ISRAELE sola andata quinta parte




SIONISMO E NAZISMO


Il flusso di immigrati sionisti in Palestina nel 1930 fu determinato da due cause principali: le persecuzioni nazi-fasciste e la degradazione delle condizioni di vita degli ebrei anche nei paesi d’Europa non toccati direttamente dalle persecuzioni. In questo contesto le organizzazioni sioniste si incaricarono di canalizzare l’emigrazione verso la Palestina.

Qui sarebbe il caso di parlare di un problema tra i più discussi tra gli storici ma sconosciuto ai più e cioè se sia effettivamente esistito un accordo segreto denominato in codice HAAVARA (trasferimento) fra il Reich hitleriano e l’Agenzia Ebraica per facilitare l’emigrazione in Palestina degli ebrei tedeschi.

Il documento sembra sia esistito ma la propaganda ufficiale tende ad addebitare alle frange estremistiche del sionismo i tentativi di utilizzare gli stessi programmi anti-ebraici nazisti per canalizzare la fuga degli ebrei europei terrorizzati verso la Palestina. Ancora oggi, in Israele, la polemica non si è ancora placata.

Il primo luglio 1989 il Jerusalem Post  ha pubblicato un documento segreto datato 11 gennaio 1941, momento culminante della guerra e della persecuzione contro gli ebrei, relativo ad un contatto fra l’organizzazione estremistica sionista che faceva capo a Abraham Stern (una delle matrici ideologiche che governa attualmente in Israele) e l’ambasciata tedesca in Turchia, per sollecitare “l’attiva cooperazione” germanica all’emigrazione ebraica in Palestina (LHI, ideologia e politica; Les archives secrètes de la Wilhelmstrasse; documenti uno israeliano e l’altro francese con accenni a una politica nazista compiacente verso il sionismo).

Un telegramma-circolare del ministero degli esteri tedesco datato 22 giugno 1937 diceva per esempio :<< questa misura tedesca, dettata da considerazioni di politica interna, favorisce virtualmente il consolidamento del giudaismo in Palestina e accelera la formazione di uno stato ebraico >>. Un altro documento del 27 gennaio 1938 a firma di un consigliere di legazione di nome Clodius riferiva :<< la questione dell’emigrazione verso la Palestina degli ebrei tedeschi è stata nuovamente risolta da una decisione del Fuhrer, nel senso della sua continuazione >>.

Dal libro di Lenni Brenner (Zionism in the age of dictators) si legge che il partito sionista era l’unico partito nella Germania nazista che godeva di un certo grado di libertà e poteva pubblicare anche un giornale. In un incontro del 1938 tra sionisti laburisti inglesi David Ben Gurion dichiarava <<se sapessi che è possibile salvare tutti i bambini in Germania portandoli in Inghilterra e che se ne salverebbero soltanto la metà se li si trasportasse in terra d’Israele, opterei per la seconda alternativa>>.

Ma altresì decisivo per accelerare l’afflusso degli ebrei europei in Palestina fu anche l’atteggiamento di molti paesi che chiusero le porte ai profughi ebrei che fuggivano dall’Europa nazista: la Francia, il Belgio e gli Stati Uniti proibirono l’immigrazione ai fuggiaschi dall’Europa occupata.

Dall’altra parte, l’Organizzazione sionista mondiale, dal 1933 al 1935, rifiutò due terzi dei certificati per l’immigrazione richiesti da tutti gli ebrei tedeschi per ostacolare una certa emigrazione che inizialmente non era interessata a quella che invece era l’unica speranza: la Terrasanta, la Palestina; il mondo non lasciò alternativa.

Vorrei chiudere con un invito di una giornalista, Judy Andreas, rivolto ai suoi fratelli ebrei <<...è assolutamente necessario che gli ebrei si rendano conto che sono stati traditi dai sionisti che hanno continuato ad utilizzare il giudaismo per nascondervisi dietro. Effettivamente, esaminando e prendendo in considerazione attentamente tutti i dettagli, la dolorosa realtà è che è stato il Sionismo che ha letteralmente mandato gli ebrei europei nelle viscere dell’olocausto. Un velo d’incredulità offusca gli occhi di molti ebrei. Questo è perché la meschina storia del sionismo è stata così efficacemente soppressa. La pletora di film sull’olocausto e delle accuse di antisemitismo hanno lasciato gli ebrei impauriti e tremanti. Quante di queste persone sono consapevoli del fatto che i sionisti collaboravano coi nazisti?>>

lunedì, 26 gennaio 2009

PALESTINA - ISRAELE SOLA ANDATA quarta parte



UN PICCOLO IMPREVISTO

 

Ma nella storia, a volte bisogna tener conto anche dell’imprevisto, infatti pochi giorni dopo la firma della dichiarazione di Balfuor, in Russia avvenne la Rivoluzione d’Ottobre. Uno dei primi atti del governo dei Soviet fu quello di invalidare tutti gli accordi fatti fino ad allora “alle spalle dei popoli”, fino a rendere pubblici gli accordi sulla spartizione della Palestina, accordi che contraddicevano le promesse fatte agli arabi.

Fu così che il mondo arabo venne a conoscenza dell’inganno delle potenze europee. La Palestina, è giusto ricordarlo, come regione naturale era sempre stata unita alla Siria e alla Transgiordania (la parte di Palestina sita a oriente del fiume Giordano, attuale Giordania), un’area desertica, disabitata e percorsa da poche tribù nomadi.

Dall’ottobre del 1918 la Transgiordania faceva parte dello Stato instaurato in Siria dagli inglesi dopo la conquista di Damasco. Ma nel 1919 gli inglesi si ritirarono dalla Siria arretrando nella Transgiordania che passò ovviamente sotto controllo dell’esercito di Sua Maestà.

Nel 1920 l’alto commissario britannico a Gerusalemme separò la Transgiordania dalla Palestina facendone un’entità politica autonoma per poi divenire, nel 1922, sempre “grazie” al governo inglese, un territorio “indipendente” che insieme agli altri Stati “artificiali” rispondeva unicamente agli obiettivi della dominazione britannica: difesa e controllo della Palestina, dare una certa continuità territoriale ai suoi protettorati (Iraq, Palestina e Transgiordania) per farne un corpo unico e garantire le comunicazioni oltre che per permettere la costruzione di un oleodotto dall’Iraq al porto palestinese di Haifa.

Così gli inglesi trasformarono l’occupazione militare della Palestina in un protettorato e il protettorato divenne in pratica un “condominio” anglo-sionista, cercando di usare l’immigrazione ebraica di massa per rovesciare l’equilibrio demografico e facilitando l’acquisto di terre per cambiare l’equilibrio della proprietà.

Gli inglesi praticarono verso gli arabi una politica di impoverimento con imposte sui piccoli contadini per costringerli a vendere la terra, facendo partecipare gli immigrati ebrei all’amministrazione civile e trasformando gradualmente gli organismi sionisti in uno stato nello stato, ovviamente negando agli arabi gli stessi diritti. Sotto la protezione britannica l’invasione sionista proseguì a ritmo accelerato ma incontrò un primo ostacolo: la proprietà della terra.

La strategia sionista, inizialmente e in maniera semplicistica, era fondata sulla superiorità del denaro e sull’acquisto puro e semplice della Palestina. Negli anni ’20 e ’30 la lotta per la terra divenne il fulcro dello scontro in Palestina. I sionisti acquistavano le terre a qualsiasi prezzo ma solo alla condizione che fossero vuote dei loro abitanti. Riuscirono però ad ottenerle solo dai ricchi proprietari palestinesi residenti prevalentemente fuori dalla Palestina e sicuri di non sparire socialmente. La maggior parte dei contadini arabi difese la propria terra rifiutando di venderne nemmeno una zolla, la terra era la vita per loro. In pratica, l’acquisizione delle terre fallì.

La politica di apparente equidistanza tenuta dagli inglesi nei confronti degli arabi e dei sionisti fu nella realtà sfacciatamente a favore di questi ultimi.

Gli ebrei residenti in Palestina nel 1920 erano meno di 60.000 contro oltre 850.000 arabi, gli inglesi tuttavia riconobbero la lingua ebraica come lingua ufficiale del paese al pari dell’arabo; l’amministrazione britannica rivendicò dai contadini palestinesi il saldo dei prestiti che avevano avuto dalle banche turche prima della guerra confiscando il loro bestiame quando non riuscivano a pagare, allo scopo di spingerli a vendere la terra ai sionisti.

La stessa amministrazione inglese concesse gratuitamente gran parte delle proprietà demaniali all’organizzazione sionista e diede loro il diritto di sfruttare i sali e i minerali del Mar Morto, affidando ad imprese sioniste la concessione per lo sfruttamento dell’energia elettrica.

Le leggi militari britanniche condannavano alla pena capitale qualsiasi arabo in possesso di armi, perfino di un coltello, mentre gli stessi militari inglesi addestravano le organizzazioni militari sioniste aiutandole alla costruzione e alla fortificazione delle loro colonie.

Le poche riforme promesse agli arabi non furono mai realizzate. Sono le cifre a parlare.

venerdì, 16 gennaio 2009

PALESTINA - ISRAELE SOLA ANDATA terza parte

                                                                                        


                        

                   IL SIONISMO


Come avevo detto, il 1869 fu l’anno di apertura del canale di Suez ma anche l’anno della prima scuola ebraica in Palestina. Inizialmente furono ricchi europei che finanziarono a titolo personale piccoli gruppi di ebrei desiderosi di trasferirsi in Palestina. Nel 1878 fu fondata la prima colonia agricola ebraica, a Petah Tikva. Quattro anni dopo fu il barone Edmond De Rothschild, uno dei grandi finanziatori del canale di Suez e più tardi pioniere del petrolio medio-orientale, che prese l’iniziativa di sostenere una prima ondata di emigrazione ebraica.

Poco più tardi anche il milionario ebreo tedesco Maurice De Hirsch apportò capitali per organizzare la colonizzazione fondando la “Palestine Jerwish Colonization Association” che si dedicò da subito all’acquisto di terre. Fondò un’impresa di elettricità, una cementifera e una per l’estrazione del sale formando il nucleo iniziale della futura industria sionista e acquistò dagli arabi il Muro del Pianto a Gerusalemme.

Ma il sionismo potè a tutti gli effetti trasformarsi in movimento politico reale solo inserendosi nella logica dell’espansione coloniale ed industriale delle grandi potenze europee. Nel 1896 fu pubblicato a Vienna “Lo Stato ebraico”, testo fondamentale politico sionista, scritto dall’intellettuale ungherese Teodoro Herzl, fondatore del movimento politico sionista. La chiarezza di intenti sul futuro ruolo dello stato ebraico era brutale :
<< se sua maestà il Sultano ci desse la Palestina, noi potremmo farci carico di regolare completamente le finanze della Turchia (gli ottomani controllavano la Palestina dal 1517 fino al 1917 quando passò agli inglesi ed ora si trovava indebitata fino al collo). Per l’Europa, saremo un baluardo contro l’Asia, saremmo una sentinella avanzata della civiltà contro la barbarie. Come stato neutrale manterremmo rapporti costanti con tutta l’Europa che dovrebbe garantire la nostra esistenza >>. Il sultano, nonostante la proposta allettante, rifiutò la richiesta. Nell’agosto del 1897 a Basilea, si tenne il primo congresso mondiale sionista che diede vita alla “World Zionist Organization” la cui missione era la << creazione
in Palestina di una sede nazionale per il popolo ebraico garantita dal diritto pubblico >> cioè uno stato.

Il programma sionista, condensato dalla frase di Herzl <<una terra senza popolo per un popolo senza terra >> adottava sostanzialmente la visione colonialistica fino ad allora adottata dai paesi colonialisti europei, la logica cioè della “terra nullis” e delle tribù barbare. Herzl teneva così poco conto della popolazione araba della Palestina che nei suoi diari annotava <<gli arabi potrebbero essere usati nel prosciugamento delle paludi >> e << la popolazione araba sarebbe giusto adatta per servire i bisogni coloniali degli ebrei >> oppure << quando occuperemo le terre (…) dovremo espropriare gentilmente la proprietà privata negli stati che ci saranno affidati. Dovremo sforzarci di espellere le popolazioni povere dall’altro lato della frontiera, cercando per loro un lavoro nei paesi di transito e negando loro qualsiasi lavoro nel nostro paese…>> .
In un primo momento la proposta sionista suscitò poche attenzioni nella diaspora ebraica, sia nella parte più riformista, favorevole all'integrazione degli ebrei nei paesi di appartenenza, sia in quella religiosa (che trovava blasfema la proposta), sia, infine, in quegli ebrei che, pur convenendo sulla necessità di uno stato ebraico, ne individuavano la sede in altri luoghi (Stati Uniti, Sudamerica, Africa, Madagascar).
Infatti, fino al 1914 la colonizzazione fece pochi passi avanti, crebbe lentamente fino a costituire l’8% della popolazione riuscendo ad entrare in possesso solo del 2,5% della terra.

La grande guerra mutò radicalmente i termini della situazione.

LA DICHIARAZIONE DI BALFOUR

In questo nuovo contesto, Herbert Samuel (membro ebreo del governo inglese) e il ministro degli esteri inglese Edward Grey suggerirono una formula per cui Francia e Russia si impegnavano a tenere in considerazione il popolo ebraico nella nuova terra di Palestina. Se alla diplomazia russa bastava avere le garanzie di piena libertà per le loro istituzioni ortodosse, con la Francia gli inglesi dovettero arrivare ad accordi più “concreti” che presero il nome di “Dichiarazione di Balfour” dove, oltre alla spartizione dell’impero ottomano, si riconoscevano << i diritti della rinascita di una nazionalità ebraica in Palestina sotto la protezione degli alleati >>. Ma si tralasciarono indicazioni sul futuro statuto e sui limiti della regione che avrebbe dovuto accogliere “il focolare”, limiti affidati ai rapporti di forza sul campo.

E’ interessante notare come la sopraccitata dichiarazione di principio non venne indirizzata a rappresentanti politici del sionismo ma al maggiore esponente del capitalismo sionista, lord Rothschild. Come ha detto lo scrittore tedesco Arthur Koestler, fu << una promessa con cui una nazione ha dato a un’altra nazione un territorio appartenente ad una terza nazione >>.

Il significato politico era l’inclusione definitiva ed esplicita del progetto per uno stato ebraico in Palestina nei piani dell’imperialismo inglese. Gli arabi non ne seppero nulla ed erano rimasti alle “segrete” promesse fatte dagli inglesi su un futuro, quanto improbabile, stato arabo. Le alte sfere dirigenziali inglesi erano perfettamente al corrente delle conseguenze che questa nuova scelta comportava.

A guerra finita, il comandante delle truppe inglesi in Palestina consigliò al primo ministro che << non è possibile essere amici degli ebrei e degli arabi nello stesso tempo. Sono dell’avviso che dobbiamo concedere la nostra amicizia solo agli ebrei >>. Fra i sionisti, alla fine della grande guerra, c’era chi ipotizzava il trasferimento di circa 10 milioni di ebrei, più o meno tutti gli ebrei del mondo.

Il progetto sionista era basato su una occupazione graduale del territorio, su negoziati politici ai più alti livelli per ottenere appoggi internazionali necessari, grande raccolta di mezzi finanziari e una precisa valutazione del momento politico propizio per l’atto finale.

Fu una vera e propria impresa industriale su scala mondiale, dotata di una gamma di organismi capaci d’agire ovunque e in ogni settore, dalla “World Zionist Organization” alla “Zionist Federation” come organismi politici, al “Jewish Colonial Trust” come banca per l’acquisto di terre che diventerà poi la banca nazionale d’Israele, alla “Palestine Land Development Company” che centralizzava il reperimento delle terre e ne coordinava l’uso strategico, al “Jewish National Fund” che amministrava i contributi volontari degli ebrei di tutto il mondo, alla “Jewish Agency” che organizzava il flusso degli immigrati, all’”Haganah”, l’organizzazione paramilitare che diventerà l’esercito d’Israele.

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mercoledì, 14 gennaio 2009

PALESTINA - ISRAELE SOLA ANDATA parte seconda



ETA’ MEDIEVALE E  MODERNA

 

Nell’Europa cristiana, gli ebrei furono colpiti da pregiudizi come presunto popolo “deicida” e da varie discriminazioni sociali e politiche, come il divieto di possedere terreni e partecipare alle corporazioni. Così molti ebrei furono spinti verso attività finanziarie e verso il prestito su interesse, vietato ai cristiani, da cui derivò la tradizionale quanto pregiudiziale accusa di popolo dedito all’usura.

L’intolleranza nei confronti degli ebrei aumentò divenendo più feroce nel periodo delle crociate (sec. XI-XIII) con numerosi  e barbari massacri, fino ad arrivare all’isolamento istituzionalizzato entro le città in appositi “ghetti” come stabilì nel 1215 il IV concilio lateranense.

Ma le persecuzioni e le espulsioni continuarono ancora: in Inghilterra nel 1290, in Germania nel 1347-1354 e in Francia nel 1306-1394. Particolarmente dure furono le persecuzioni dell’inquisizione spagnola, culminata con il bando dalla Spagna nel 1492, esteso anche nel 1496 agli ebrei convertiti (marrani).  Gli espulsi dalla Spagna facenti parte della corrente dei Sefarditi, uno dei due principali gruppi ebraici siti in Spagna e in Africa settentrionale e identificabili, a differenza degli Ashkenaziti, nelle classi medio-basse, si stabilirono soprattutto in Olanda, Turchia, Nordafrica, Italia e i Balcani.

Quelli fuggiti dalla Germania, gli Ashkenaziti, l’altro principale gruppo ma molto più numeroso e presente maggiormente nell’Europa del nord, centrale ed orientale, trovarono rifugio soprattutto in Polonia, Russia ed Ungheria, dove si concentrarono le più numerose minoranze ebraiche d’Europa. Nel XVIII sec. il diffondersi dell’illuminismo e poi la rivoluzione francese, portarono all’eliminazione dei ghetti e delle discriminazione giuridiche contro gli ebrei, integrandoli così in quanto tali nelle diverse nazioni anche se rimase vivo un consistente “antisemitismo” razziale e sociale sostenuto più o meno vistosamente dalle formazioni di destra.

Un’eccezione fu rappresentata dalla Russia dove le comunità ebraiche furono oggetto di persecuzioni durissime nel 1881, i famosi Pogrom (devastazione) scatenati in seguito all’assassinio dello zar Alessandro II addebitato agli stessi ebrei, con i cosacchi che massacrarono più di 100.000 ebrei in Ucraina e ancora nel 1903 quando furono vittime di numerosi altri pogrom. Un periodo in cui migliaia di ebrei furono massacrati e le loro proprietà saccheggiate e distrutte.

 

Questi pogrom sembravano reazioni spontanee di cristiani indignati dalle pratiche religiose ebraiche, come per il supposto rito dell’assassinio di bambini cristiani in occasione della pasqua ebraica. Ma dai documenti poi visionati risulta con chiarezza che i pogrom furono organizzati dal governo zarista per incanalare il malcontento dei lavoratori salariati e dei contadini dovuto alle precarie condizioni economiche e politiche, deviandolo sull’intolleranza religiosa e sull’odio etnico con l’aiuto delle “armate bianche”, forze militari zariste contro-rivoluzionarie in contrapposizione con l’armata rossa.

 

COSA CAMBIA LA STORIA

 
Fin qui ho descritto in breve la “storia antica” del popolo ebraico, una storia che agli inizi del 1900, inizierà a cambiare grazie a tre nuovi fattori sopraggiunti nel panorama internazionale: la scoperta del petrolio, il conseguente interesse strategico nei confronti del medio-oriente e la nascita del sionismo.

 

PETROLIO E SIONISMO

 
All’inizio del 1800, la Palestina non era certamente una terra “vuota” : 600.000 arabi popolavano 20 città e 800 villaggi. Gli ebrei erano 24 volte meno numerosi degli arabi e vivevano concentrati in quattro città sacre, Gerusalemme, Hebron, Safad e Tiberiadi. Quello che oggi conosciamo come il problema palestinese semplicemente non esisteva. All’epoca gli ebrei erano si perseguitati ma nella cristiana Europa e non in Palestina. Il Sionismo, movimento politico per il ritorno degli ebrei alla mitica collina di Sion in Gerusalemme, non era ancora nato ma già le potenze colonizzatrici  ipotizzavano di concentrare gli
ebrei che vivevano in Europa in Palestina al servizio dei loro interessi.

 

La prima idea si ebbe nel corso della rivoluzione francese durante la preparazione della spedizione francese in Egitto. Poi l’idea fu ripresa dagli inglesi; infatti l’8 agosto del 1840 il Times di Londra informava che la diplomazia britannica vedeva nel ritorno degli ebrei in Palestina  << il sistema più economico e sicuro per equipaggiare del necessario >> un territorio di importanza strategica.

L’apertura alla navigazione nel 1869 del canale di Suez, l’occupazione inglese dell’Egitto nel 1882 e le rivalità tra paesi imperialisti, diedero alla Palestina una nuova importanza nella regione, creando le condizioni materiali per la realizzazione del piano sionista di colonizzazione, dando inizio così alla tormentata storia della Palestina moderna.

 

lunedì, 12 gennaio 2009

PALESTINA - ISRAELE...SOLA ANDATA

Questa mia piccola ricerca nacque alcuni anni fa, dalla voglia di capire e di far capire come si è arrivati fino ai nostri giorni a quel grande e permanente problema che coinvolge e sconvolge milioni di persone nel mondo, arabi, europei, israeliani, la Palestina ed il suo popolo: il conflitto “israelo-palestinese” e la conseguente “questione palestinese”.

Nella realtà quello che il mondo deve fronteggiare, secondo la mia opinione, è fondamentalmente un problema artificiale, certamente arricchito da tinte pseudo-religiose ma creato dal nulla, inventato o se volete, studiato ad arte. Dico questo per il semplice fatto di non credere che dirigenti di grandi paesi europei e non, facciano errori non voluti e madornali nelle loro scelte a medio e lungo termine. Penso invece che facciano scelte mirate e quindi volute. Senza contare che ogni scelta nella storia ha una sua conseguenza, dove c’è oppressione ne consegue una inevitabile ribellione non per forza pacifica.

Spero quindi che l’esporre questa storia, non pervenuta ai più o solo in parte, aiuti a chiarire alcuni dei punti più oscuri a molti di noi e non mi faccia diventare agli occhi prevenuti di alcuni, l’antisemita che non sarò mai. La mia “ricerca” inizia giustamente dagli albori, gli albori del popolo ebraico.

Per ovvie ragioni ho suddiviso la mia ricerca in diverse parti che pubblicherò ogni due/tre giorni.

Per chi volesse consultare l'opuscolo intero può andare qua .


 

IN PRINCIPIO

 

Il popolo ebraico era una popolazione semitica (popoli abitanti in vaste zone del Medio Oriente, dell’Africa del nord e dell’Etiopia) composta da un insieme di tribù nomadi. Intorno al II millennio a.c. lasciarono le loro zone d’origine della Mesopotamia ed emigrarono, in fasi successive, diretti verso la Siria e la Palestina (terra di Canaan) e da lì verso l’Egitto intorno al XVIII secolo.

Nel XVI, gli ebrei vennero cacciati dagli egiziani che li vedevano come stranieri, complici di antichi invasori oltre che adoratori di altre divinità. Col passare del tempo la loro religione diveniva sempre più monoteista fino ad arrivare a quella del dio di Abramo, naturalmente in competizione e superiore a tutte le altre divinità. Questi attriti portarono alle prime dure persecuzioni che spinsero il popolo ebraico a una nuova peregrinazione: ci troviamo intorno alla metà del secolo XIII e la tradizione biblica vuole questa “emigrazione” guidata da Mosè.

Il patriarca portò la popolazione ebraica fuori dall’Egitto (esodo) fino all’insediamento in Palestina, dopo un lento e contrastato processo di sedentarietà (età dei Giudici) durato per oltre due secoli.

 

IL REGNO

 

Una volta avuto il controllo di quella che era considerata la “Terra Promessa”, intorno al 1000 a.c. le dodici tribù originarie si federarono tra di loro dando vita ad un regime monarchico abbastanza consolidato e portato ai massimi splendori di potenza dal secondo sovrano, Davide (inizi sec. X a.c.). Questo sconfisse prima i Filistei (popolazione della costa palestinese) e poi gli Aramei (popolazione presente dalla Palestina fino all’antica Siria), fissando in seguito la capitale del regno in Gerusalemme.

Il figlio, Salomone (961-922 a.c.), rafforzò molto il carattere teocratico del governo oltre ad aver fatto costruire in Gerusalemme il famoso tempio conosciuto col suo nome: il tempio di Salomone. Alla sua morte una ribellione delle tribù del nord portò alla scissione del paese in due stati, il regno di Giuda a sud rimasto fedele ai successori di Salomone ed il regno d’Israele a nord con la capitale a Samaria.


DECADENZA ED ESILIO

 

La causa di questo decadimento politico-sociale del regno di Salomone, come i loro stessi profeti ammonivano, stava nella forte commistione tra la religione di Abramo e il politeismo dei popoli vicini, fatto che andava a deteriorare i costumi e la fede degli ebrei. Ma la crisi non terminò certo qui. Infatti nel 722 a.c. il regno d’Israele fu conquistato dagli Assiri mentre il regno di Giuda fu abbattuto nel 587 a.c. dal re babilonese Nabucodonosor che, una volta distrutta Gerusalemme, deportò una grande fetta di popolazione ebraica in Mesopotamia (cattività babilonese).

L’esilio terminò quando il re persiano Ciro II concesse agli ebrei di far ritorno nella loro terra (538 a.c.). Ma il popolo ebraico si presentava ancora molto diviso, governato di fatto dalla casta religiosa e tutto ciò non permise agli ebrei di riconquistare l’indipendenza politica

rimanendo quindi sottomessi ora ai persiani, ora ai macedoni, fino ad arrivare ad essere coinvolti nei conflitti tra Seleucidi e Tolomei (macedoni) che insediarono molti ebrei nella città di Alessandria. Antioco IV Epifanie (re siriano) scatenò le persecuzioni religiose intorno al 175-164 a.c. provocando la rivolta dei Maccabei (famiglia-tribù ebraica) che alla fine ottennero una propria autonomia.

Le divisioni interne e la sete di potere tra “partiti religiosi” (sadducei, farisei, esseni) portò nel 63 a.c. all’intromissione dei romani guidati da Pompeo, chiamati in causa proprio da una fazione ebraica (Roma si era affacciata in Palestina ed in Egitto con le campagne di Marco Aurelio dal 58 a.c. al 56 a.c.). Roma impose il protettorato (63 a.c.) e portò al potere Erode I (37 a.c.) lasciando una certa autonomia alla casta religiosa ebraica.

Alla resistenza religiosa e armata animata dagli Zeloti, movimento politico-religioso ebraico fortemente anti-romano, Roma intervenne militarmente in modo molto pesante. Nel 70 d.c. Tito distrusse il tempio e in seguito ad una nuova rivolta, Gerusalemme venne praticamente rasa al suolo e gli ebrei allontanati dalla Palestina.



LA DIASPORA

 

Il divieto di permanenza nella terra palestinese imposto agli ebrei dai romani, segnò l’inizio della tristemente famosa Diaspora, la dispersione della stragrande maggioranza degli ebrei in tutto il mondo antico.

Numerosi esiliati trovarono riparo in Babilonia dove nel 500 si completò la scrittura del Talmud (raccolta di norme dottrinali e giuridiche rabbiniche), da lì si portarono in Persia e nelle regioni armoniche e del Caucaso; molte altre si stanziarono in Asia minore, nei Balcani ma soprattutto in Africa settentrionale per poi spingersi in Spagna.  Nel corso dei secoli V-VI, gli imperatori cristiani (Costantino, Teodosio, Giustiniano) emanarono diverse leggi tendenti all’annullamento dei diritti civili e politici degli ebrei che invece videro migliorata la loro condizione con il dominio arabo (sotto i califfati arabi-musulmani di Omayyadi tra il 661 e il 750 d.c. e Abbasidi tra il 750 e il 1258 d.c.).

 

mercoledì, 31 dicembre 2008

BOICOTTIAMO ISRAELE


Dal blog di Cloro di Cloroalclero
quando andate al supermercato controllate la provenienza dei prodotti che acquistate. Se il codice a barre riporta il numero 729 non comprateli.

C’e' la crisi economica: cominciate a fare i tagli su coloro che spendono soldi per sganciare, per esempio, 100 tonnellate di bombe sulla testa di gente inerme in due giorni.
Per quel poco che possiamo fare, contro questa strage, si prenda in considerazione in massa il boicottaggio.
In questo link ci stanno i marchi dei prodotti che sarebbe meglio evitare di comprare.

Poi fate voi.

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categoria: israele, resistenza, boicotta, libertà, giustiza, strage, oppressione, massacro, sionismo


martedì, 30 dicembre 2008

GAZA CITY

Ancora un aggiornamento dalla Palestina.
Questa volta da un pacifista impegnato da tempo in quella terra, e non senza problemi. Si tratta di Vittorio Arrigoni, conosciuto grazie al suo blog guerrilla radio.
Vi lascio alle sue parole, ad alcune foto e capire certi momenti.

ore 18.o5, Marna house, Gaza city



Nell'aria acre odore di zolfo, nel cielo lampi intermezzano fragorosi boati.
Ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinnanzi ai cadaveri.
 
Mi trovo dinnanzi all'ospedale di Al Shifa,
il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione.
Non sarebbe una novità, ieri è stato bombardato l'ospedale Wea'm.
Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah,
l'università islamica (distrutta),
e diverse moschee sparse per tutta la striscia.
Oltre a decine di installazioni CIVILI.
 
Pare che non trovando più obbiettivi "sensibili",
l'aviazione e la marina militare si diletti nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali.
 
E' un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto, da queste parti,
e il domani è sempre una nuovo giorno di lutto, sempre uguale.
Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo,
quando vedi il lampo, sei già spacciato,
è troppo tardi per mettersi in salvo.
 
Non ci sono bunker antibombe in tutta la Striscia,
nessun posto è al sicuro.
 
Non riesco a contattare più amici a Rafah,
neanche quelli che abitano a  Nord di Gaza city,
spero perchè le linee sono intasate.
Ci spero.
Sono 60 ore che non chiudo occhio,
come me, tutti i gazawi.
 
Ieri io e altri 3 compagni dell'ISM abbiamo trascorso tutta la nottata all'ospedale di al Awda del campo profughi di Jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata.
Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo il confine tutto il confine della Striscia,
il loro cingoli affamati di corpi pare si metteranno in funerea marcia questa di notte.
 
Verso le 23:30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall'ospedale,
l'onda d'urto a mandato in frammenti diversi vetri delle finestre, ferendo i feriti.
Un' ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell'ora.
Sfortunatamente, anche se non di sfortuna ma di volontà criminale e terroristica di compiere stragi di civili,
la bomba israeliana ha distrutto anche l'edificio adiacente alla moschea, distruggendolo.
 
Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpicini di sei sorelline.
5 sono morte, una è gravissima.
 
Hanno adagiato le bambine sull'asfalto cabonizzato,
e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili.
Non è un errore, è volontario cinico orrore.




Siamo a quota 320 morti,
più di un migliaio i feriti, 
secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore,
nei prossimi giorni di una lunga agonia.
 
Decine sono i dispersi,
negli ospedali donne disperate cercano i mariti, i figli,
da due giorni, spesso invano.
E' uno spettacolo macabro all'obitorio.
Un infermiere mi ha detto che una donna palestinese dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri all'obitorio,
ha riconosciuto suo marito da una mano amputata.
Tutto quello che di suo marito è rimasto,
e la fede ancora al dito dell'amore eterno che si erano ripromessi.
 
Di una casa abitata da due famiglie,
è rimasto ben poco dei corpi umani.
Ai parenti hanno mostrato un mezzo busto,
e tre gambe.
 
Proprio in questo momento una delle nostre barche del Free Gaza Movement sta lasciando il porto di Larnaca in Cipro. Ho parlato coi miei amici a bordo.
Eroici, hanno ammassato medicinali un pò in ogni dove sull'imbarcazione.
Dovrebbe approdare al porto di Gaza domani verso le 0800 am.
Sempre che il porto esista ancora dopo quest'altra notte di costanti bombardamenti.
Starò in contatto con loro tutto questo tempo.
 
Qualcuno fermi questo incubo.
Rimanere in silenzio significa supportare il genocidio in corso.
Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo "civile",
in ogni città, in ogni piazza,
sovrastate le nostre urla di dolore e terrore.
 
C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.

 

Vik in Gaza



Vittorio Arrigoni


blog:  http://guerrillaradio.iobloggo.com/



websites della missione: http://www.freegaza.org/


e   www.palsolidarity.org  

contatto: guerrillaingaza@gmail.com

telefono (no sms) 059 8378945

Queste invece sono altre foto spedite per mail da Sameh A. Habeeb.


 

http://picasaweb.google.com/sameh.habeeb/TodaySMasscre

lunedì, 29 dicembre 2008

NATALE DI SANGUE IN PALESTINA



Ecco che si ritorna alle stragi di palestinesi. Precisamente di palestinesi di Gaza, costretti da mesi a vivere braccati, intrappolati in una Gaza messa sotto assedio dall'esercito isreliano, senza che nulla entri e nulla esca. un ghetto da chi i ghetti li ha  subiti.
Eppure sembra che non ci sia grande clamore, sembra di vivere  ancora un fantastico periodo natalizio.
Anzi, forse c'è stato più "rumore" quando da Gaza lanciavano quelle sotto specie di missili, che di funzionante ormai hanno solo il nome, che uccidono si, ma solo se ti prendono preciso preciso in testa.
Ora Israele sta facendo stragi di uomini e donne palestinesi, e per i nostri mezzi d'informazione stanno colpendo solo terrorristi, operazioni di precisione, roba chirurgica.
Per aiutare a capire , ho scelto un pezzo di un grande musicista e scrittore isreliano, Gilad Atzmon, da sempre oppositore del sionismo e dello stato ebraico e per questo tacciato di essere razzista e negazionista.
Il suo intervento è proprio sull'ultimo massacro compiuto dallo stato isreliano ed è da un buon punto di vista.


COME I LEADER ISRAELIANI UCCIDONO IN CAMBIO DI VOTI

Per capire l’ultima devastante spedizione omicida degli israeliani contro Gaza bisogna comprendere a fondo l’identità israeliana e il suo odio innato verso chiunque non sia ebreo, l’odio verso gli arabi in particolare. Questo odio è contenuto nel curriculum israeliano, viene predicato dai leader politici e sottinteso dalle loro azioni. E’ veicolato da categorie culturali, perfino all’interno della cosiddetta “sinistra israeliana”.

Sono cresciuto in Israele negli anni ’70, gli individui della mia generazione oggi sono in Israele a capo dell’esercito, della politica, dell’economia, della cultura e delle arti. Siamo stati abituati a pensare che “un arabo buono è un arabo morto”. Qualche settimana prima che entrassi a far parte della IDF [le Forze di Difesa Israeliane, NdT] nei primi anni ’80, il generale Raphael Eitan, all’epoca capo di stato maggiore, annunciò che gli arabi erano come “scarafaggi imprigionati in una bottiglia”. La fece franca, così come la fece franca dopo l’assassinio di migliaia di civili libanesi durante la prima guerra del Libano. In una parola, gli israeliani riescono sempre ad ammazzare la gente e passarla liscia.

Fortunatamente, e per ragioni che tuttora sfuggono alla mia comprensione, a un certo punto mi risvegliai da questo mortifero sogno ebraico. A un certo punto me ne andai dallo stato degli ebrei, evasi dal dilagare dell’odio ebraico, diventai oppositore dello stato ebraico e di ogni altra forma di politica ebraica. In tutti i modi, sono fortemente convinto che sia mio dovere primario informare chiunque desideri ascoltarmi di cosa abbiamo contro.

Se il sionismo mirava a trasformare gli ebrei, e se pensava che “donandogli un proprio stato” li avrebbe resi simili a qualunque altro popolo, allora ha miseramente fallito. La barbarie israeliana, quale abbiamo potuto osservarla questa settimana e in infinite occasioni precedenti, va ben al di là della bestialità pura e semplice. E’ l’uccidere per il gusto di uccidere. Ed è indiscriminata.

Poche persone in occidente si rendono conto di una realtà devastante: che ammazzare gli arabi, e i palestinesi in particolare, è una ricetta politica israeliana di grande efficacia. Gli israeliani sono in realtà un popolo confuso. Per quanto insistano a vedere se stessi come una nazione in cerca di “Shalom” (1), in realtà amano essere guidati da politici che abbiano alle spalle un impressionante curriculum di massacri ingiustificati. Che si tratti di Sharon, Rabin, Begin, Shamir o Ben Gurion, gli israeliani vogliono che i loro “leader democraticamente eletti” siano falchi bellicosi, con le mani grondanti sangue e con alle spalle un solido background di crimini contro l’umanità.

Manca qualche settimana alle elezioni in Israele e sembra che tanto il candidato di Kadima, il ministro degli esteri Tzipi Livni, quanto il candidato laburista, il ministro della difesa Ehud Barak, si trovino molto indietro nelle preferenze rispetto al candidato del Likud, il noto falco Benjamin “Bibi” Netanyahu. Livni e Barak hanno bisogno della loro piccola guerra. Devono dimostrare agli israeliani che sanno come gestire uno sterminio di massa.

Sia Livni che Barak devono offrire all’elettore israeliano un’esibizione di devastante carneficina, così che gli israeliani possano aver fiducia nella loro leadership. E’ la loro unica possibilità contro Netanyahu. In pratica, Livni e Barak stanno lanciando tonnellate di bombe sui civili palestinesi, sulle scuole e sugli ospedali perché questo è esattamente ciò che gli israeliani vogliono vedere.

Sfortunatamente, gli israeliani non sono conosciuti per la loro pietà o per la loro compassione. Al contrario sono appagati dalla ritorsione e dalla vendetta, gioiscono della loro stessa brutalità senza limiti. Quando all’ex comandante in capo delle Forze Aeree Israeliane, Dan Halutz, fu chiesto che cosa si provasse a sganciare una bomba su un quartiere di Gaza densamente popolato, la sua risposta fu breve e precisa: “Si prova una leggera turbolenza sull’ala destra”. La freddezza omicida di Halutz fu sufficiente a garantirgli la promozione a capo di stato maggiore della IDF poco tempo dopo. Fu il generale Halutz a guidare l’esercito israeliano nella seconda guerra del Libano, fu lui a perpetrare la distruzione delle infrastrutture libanesi e di ampie zone di Beirut.

A quanto sembra, nella politica israeliana il sangue degli arabi si traduce in voti. Ovviamente sarebbe molto ragionevole incriminare Livni, Barak e l’attuale capo di stato maggiore della IDF, Ashkenazi, per omicidio di primo grado, crimini contro l’umanità e per la palese infrazione delle Convenzioni di Ginevra. Ma è molto più comprensibile tenere conto del fatto che Israele è una “democrazia”. Livni, Barak e Ashkenazi stanno dando al popolo israeliano ciò che vuole: si chiama sangue arabo e deve essere fornito in abbondanti quantità. Questa ininterrotta pratica omicida condotta dai politici israeliani riflette le attitudini del popolo israeliano nel suo insieme piuttosto che quelle di un manipolo di politici e generali. Abbiamo a che fare con una società barbarica, guidata, sul piano politico, da inclinazioni sanguinarie e assassine. Non può esservi dubbio, non c’è posto per questa gente fra le nazioni.

Perché gli israeliani siano un popolo così lontano da qualsiasi nozione di umanità è una bella domanda. Gli studiosi della natura umana più generosi ed ingenui potrebbero sostenere che la Shoah abbia lasciato un’enorme cicatrice nell’animo degli israeliani. Ciò potrebbe spiegare perché gli israeliani coltivino tale ricordo in modo ossessivo, con il sostegno dei loro fratelli e sorelle della Diaspora. Gli israeliani dicono “mai più” e ciò che vogliono dire è che non dovrà più esserci una nuova Auschwitz, il che in qualche modo li fa sentire legittimati a punire i palestinesi per i crimini commessi dai nazisti. I più realistici tra noi non credono più a questa tesi. Oggi iniziano ad ammettere che è più che probabile che gli israeliani siano così incredibilmente brutali perché semplicemente è questo che sono. E’ qualcosa che va oltre la razionalità e le teorizzazioni pseudo-analitiche. Essi affermano: “Questo è ciò che gli israeliani sono e non c’è più nulla da fare”. I realistici arrivano perfino ad ammettere che uccidere sia il modo in cui gli israeliani interpretano il significato dell’essere ebrei. Con tristezza, molti di noi sono arrivati ad ammettere che non esiste un sistema di valori laici alternativo con cui gli ebrei possano sostituire la pulsione ebraica all’omicidio. Lo stato ebraico sta lì a dimostrare che l’autonomia nazionale ebraica è un concetto inumano.

Sono cresciuto nell’Israele degli anni dopo il 1967. Sono stato allevato nel culto della mitica vittoria israeliana, siamo stati abituati ad adorare l’”israeliano che combatte in posizione di svantaggio”, l’eroico plotone che punta il suo Uzi automatico verso gli arabi e riesce a sconfiggere quattro eserciti in soli sei giorni.

Mi ci sono voluti due decenni di troppo per capire che l’”israeliano che combatte svantaggiato” era in realtà un maestro dello sterminio indiscriminato. Barak era uno di quegli eroi del 1967, un maestro dell’assassinio indiscriminato. A quanto sembra, l’esecutivo israeliano ha appena approvato un progetto per il più massiccio attacco contro Gaza dal 1967. Livni ha più o meno la mia età e, a giudicare dalle notizie, ha interiorizzato quel messaggio. Ora si sta costruendo le necessarie credenziali come assassina indiscriminata. Sia Barak che la Livni stanno conducendo Israele in una campagna elettorale di sterminio. Il sangue degli arabi e dei palestinesi è il carburante della politica israeliana.

Potrei suggerire a Barak e alla Livni che non è detto che ciò li aiuti nei sondaggi. Netanyahu è un falco autentico e genuino. Non ha bisogno di atteggiarsi ad assassino e, per quanto io possa disprezzarlo, non ha ancora condotto Israele in una guerra. Probabilmente egli capisce meglio di loro che cosa sia il potere della deterrenza.


(1) Non bisogna confondere “Shalom” con “pace” o con “Salam”. “Pace” e “Salam” esprimono riconciliazione e compromesso, mentre “Shalom” significa sicurezza per il popolo ebraico a spese del territorio circostante.

Versione originale:

Gilad Atzmon
Fonte: http://palestinethinktank.com/
Link: http://palestinethinktank.com/2008/12/29/gilad-atzmon-eine-kleine-nacht-murder-how-israeli-leaders-kill-for-their-peoples-votes/
29.12.08

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2008-12-29
28.12.08

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA
mercoledì, 24 dicembre 2008

DIN DON...

Frankie hi-nrg mc "Din don"




Questo è il massimo...in un periodo denso di ipocrisia....
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martedì, 09 dicembre 2008

BRUCIA EUROPA...BRUCIA




Finalmente! Devo ammettere che negli ultimi tempi mi ero un po' defilato, non riuscivo bene a trovare degli stimoli per scrivere un post "decente", che si occupasse della situazione politica italiana e non, ma ero preso da uno sconforto...no forse non è sconforto. Forse sarebbe meglio chiamarla rassegnazione, perchè continuare a scrivere, per chi? Ormai, continuo a ripetermi, se gli italiani non l'hanno capito, è una questione che va molto al di là.
Abbiamo avuto 40 anni di regime democristiano con contorno di "strategia della tensione", P2 e bombe senza colpevoli, malaffare, malavita e politici, ma a nulla è servito.
Abbiamo voltato pagina per ritrovarci il nano malefico frutto del malaffare precedente, contornato da malavitosi, con un neo PD ormai svenduto agli interessi dei supremi e gli stessi comunisti (che per i mezzi di disinformazione di massa sono la "sinistraestrema"...?) che in un batter d'occhio hanno svenduto quel poco di credibilità rimasta.
Ormai dovremmo aver capito che qua tutti remano contro i nostri interessi, gli interessi di persone che lavorano o che si sbattono per trovarlo, persone che magari qualche anno fa potevano considerarsi "classe media" ma che oggi stanno sciovolando verso la proletarizzazione.
Niente di niente.
Ed ora? Che dire di ora che grazie alle banche e a chi le ha lasciate fare senza freni, abbiamo una delle crisi peggiori che abbiamo mai dovuto affrontare?
E con un governo, che al di la dei colori (tanto sarebbe stato uguale), manifesta la sua difesa sempre ai soliti potenti, quindi elargisce soldi pubblici a chi ci ha affossato, alle banche in crisi, alle imprese in crisi, milioni e milioni di euro ai soliti sfruttatori insomma.
E per noi....qualche briciola con la tessere della povertà, 40 euri da spendere. Che tra l'altro sembra che siano in pochi a poter utilizzare.
Ma da due giorni c'è qualcuno che ha riacceso la mia fiammella della speranza e mi riferisco alle rivolte che sono scoppiate in Grecia e continuano ancora oggi.
Cazzo! Ma allora c'è vita sulla terra!
Giovani e non solo che dopo aver visto impoverito il proprio paese, hanno dovuto piangere anche l'uccisione di un giovane quindicenne per mano della polizia. Stile Genova per capirci, un altro Carlo.
Vi linko due articoli per cercare di capire.

A voi

www.campoantimperialista.it/index.php
www.comedonchisciotte.org/site/modules.php


venerdì, 21 novembre 2008

E GLI UMILI EREDITERANNO




Anche oggi, per il post, preferisco pubblicare un nuovo articolo di Paolo Barnard.
E' inutile, gli scritti e le idee di quest'uomo mi affascinano sempre, anche se devo ammettere che di contro, riescono anche a rafforzare il mio pessimismo, e non di poco. Magari ne riparlerò in unh altro post, per ora beccateve questo.
A voi!


E GLI UMILI EREDITERANNO   di  Paolo Barnard


Poco meno di vent’anni fa lessi sul quotidiano inglese The Guardian un editoriale dal titolo curioso: “I miti erediteranno un bel nulla”. Un chiaro riferimento all’evangelico passaggio “Beati i miti, perché erediteranno la terra”, e alle parole pronunciate molto prima dal re d’Israele, Davide, quando disse “Gli umili erediteranno la terra”. L’autore era l’americano Noam Chomsky, che col suo pungente sarcasmo illustrava alcune delle più tragiche ingiustizie globali a scapito dei poveri del Sud del mondo.

Quel titolo toccò delle corde profonde in me, e non solo nella direzione di una pietas per i miliardi di sfruttati e derelitti del pianeta, ma anche per quello che vedevo qui, a casa mia, in questa Italia. Vedevo un altro ordine di miti e di umili, presenti e numerosissimi fra noi, mentre a fargli da controcampo cresceva un ‘partito’ deteriore stabilitosi nel Paese da un ventennio pressappoco, rilanciato dai media e nei forum civici, e cioè quella che si potrebbe definire la supremazia dei colti televisivi, l’aristocrazia degli informati, la cupola degli esperti e carismatici capipopolo, sempre padroni di tutto lo scibile politico, economico, storico e oltre. Non che fossero una novità in sé, ma erano diversi dai loro omologhi sempre esistiti lungo la Storia, e per due cose: primo, spadroneggiavano in televisione, nelle piazze dei manifestanti, nelle sale dei dibattiti, su quotidiani, periodici e (da lì a poco) su Internet. Secondo, si dichiaravano, contrariamente al passato, interamente dalla parte della gente, devoti alla loro informazione, o al loro servizio come rappresentanti eletti, e non più elites manifestamente verticiste, classiste e padronali.



Ebbene, osservare costoro all’opera dava i brividi. Colpiva la violenza con cui usavano il loro sapere, in tv soprattutto, per sbaragliare, per prevalere, per umiliare, per sbeffeggiare l’avversario; non v’era pietà per il vinto, e il vincitore era subito Star, personaggio, eroe di quello o quell’altro schieramento; alternativamente la cultura di cui disponevano serviva a creare seguiti di massa secondo una struttura rigorosamente verticale, dove il ‘sapiente’, il super informato, era leader indiscusso e incriticabile, per la mole stessa del suo superiore sapere. In questo ruolo si ritrovavano filosofi, docenti, giornalisti, scrittori, intellettuali, persino attori e artisti vari, o chiunque riuscisse a posizionare il proprio titolo culturale sotto i riflettori dei media. Siamo cresciuti in quegli anni assieme a una ridda di questi soggetti, senza renderci conto di quanto tutto ciò fosse scandaloso e del danno che ci stavano facendo. Il dramma, in particolare, fu che eravamo nell’era della prima massificazione del sapere dagli albori della Storia, e cioè nel momento in cui il connubio fra benessere economico, riduzione delle barriere di classe senza precedenti e scolarizzazione di massa avrebbero reso possibile per la prima volta nella Storia la diffusione per tutti dell’amore per la cultura, finalmente intesa come non come strumento di supremazia, ma come aiuto alla crescita di ciascun individuo nella sua autostima e indipendenza intellettuale, in una società di cittadini forti e protagonisti, di pari. Si sarebbe potuto sperare in una concezione del ‘sapere’ di vera utilità sociale, dove chi per qualsiasi motivo ne deteneva di più poteva lavorare con umiltà e delicatezza per cederne ad altri senza mai intimidire, anzi, il contrario.

E invece, proprio in quel magico momento fiorivano e straripavano dai media questi arroganti e/o teppisti della cultura, questi molossi della conoscenza, solo capaci di intimidire chiunque per trarne un potere personale. Sfruttarono l’esplosiva miscela dell’inevitabile soggezione che sempre incute chi ne sa di più, con la propulsione offerta dalla Cultura della Visibilità (leggi Vip), e nessuno li ha più fermati. “Studia capra!” fu il latrato dell’apripista Sgarbi, sempre sbattuto in faccia ai pochissimi che osavano contraddirlo. Altri non arrivavano a simili estremi, ma di fatto il messaggio era il medesimo per i milioni che ne seguivano le gesta. E la conseguenza fu devastante: il pubblico sempre più intimidito, sempre meno capace di proporsi, sempre più sfiduciato nella propria capacità di elaborare la realtà, e soprattutto sempre più avverso al ‘mostro ipertroficoì, cioè la conoscenza, così impossibile da scalare e padroneggiare, vista la schiacciante superiorità di coloro che la possedevano.

Inutile dire che le cose sono solo peggiorate da allora. Ed eccoci a oggi. I satrapi super informati, super colti, super esperti hanno banchettato fino a scoppiare di potere risucchiato a noi persone comuni. Onnipresenti, avvinghiati alle poltrone dei talk show, straripanti a sgomitate gli uni contro gli altri negli scaffali delle librerie, in radio, nelle riviste, essi erano poi imitati da loro repliche minori, altrettanto attive a tutti i livelli sociali fino al circolo culturale di provincia o alla compagnia di amici. Hanno fatto scuola, infatti l’uso sciagurato della superiore conoscenza per imporre il proprio potere è rimasto diffusissimo. Ed eccoci agli umili, ai miti.

Essi erediteranno nulla da questo sistema. Non solo. La loro sconfitta è straziante a vedersi. Sono milioni di esseri umani del tutto degni e dignitosi la cui unica parte nella commedia della dittatura dei colti è, quando va bene, di essere pubblico, o più di norma inesistenti. Guardate ad esempio i volti delle platee dei talk show televisivi. Zitti, attenti, inerti, scattanti solo al comando dell’applauso, indistinti individui che formano solo una massa di chiome varie a far da coreografia all’ospite esperto, divo, personaggio. Sono identità minori schiacciate sullo sfondo. Eppure sono esseri umani complessi, hanno una storia, sono unici anche loro. E tutti gli altri inesistenti? Quelli che in questo sistema sciagurato stanno a Scalfari o a Galli della Loggia, a Travaglio o a Pannella come un sasso sta all’Everest? Ma anche quelli che stanno al saputello del gruppo locale, della compagnia, del bar, come il sasso sta alla montagna?

La cosa disperante è che tutte queste persone non ci provano neppure più, si certificano battute ancor prima di tentare, poiché sono state convinte che il divario fra loro e i padroni del sapere è talmente incolmabile, e che la sconfitta nel paragone sarebbe talmente catastrofica, da neppure considerare un tentativo nella controcassa del cervello. Letteralmente si auto consegnano al buio dell’ignoranza di politica, di storia, di economia, di arte, di religione, tanto è inutile, non possono competere coi grandi, coi medi, e neppure coi piccoli satrapi della conoscenza; si auto eliminano, si pongono da soli e senza disturbare sul ciglio della strada, si mettono di loro spontanea volontà nel sottoscala della vita partecipativa. Questa è una tragedia.

Sono tantissimi, masse enormi che vengono lasciate indietro e di cui nessuno fra i divi del sapere si occupa, se non talvolta con malcelato disprezzo evocando concetti come ‘il popolo bue’ o ‘quelli del Grande Fratello e degli Outlet’, ‘l’Italia da bar’, ecc. L’unica chance che gli è concessa per acquisire una sorta di conoscenza è il passaggio nella scuola. Non lo commento neppure, mi sono già espresso su quella scandalosa istituzione e sui danni che infligge in altri scritti che trovate nel sito. Nella mia attività ormai quasi trentennale sono venuto in contatto con tantissimi di questi umili. E’ accaduto in mille situazioni, nel mio volontariato, nel lavoro, negli incontri pubblici, o semplicemente per caso. Per il ruolo che ho ricoperto, il giornalista, ero automaticamente iscritto al club dei colti, ero un autorevole informato, e non potete immaginare cosa ho visto da quello scranno, bastava solo voler vedere, avere l’umanità per farlo. In particolare negli ospedali, dove ho lottato per anni a fianco degli ammalati e delle loro famiglie: gente quasi il doppio della mia età che subiva e subiva, con un coraggio immenso, e subivano cose oscene ma non fiatavano davanti al ‘professore’ e neppure davanti all’infermiere. Era solo quando dalla loro parte si schierava ‘il giornalista’ che improvvisamente si sentivano forti, anche solo perché io sapevo parlare con tonalità da colto, perché avevo le conoscenze per contrastare l’altro colto, quello che fino a poco prima non li considerava neppure i lamenti dell’ammalato. Nelle occasioni di dibattito pubblico, infinite volte ho dovuto assistere a persone che con la voce tremula dall’emozione osavano dire la loro, ma solo dopo aver premesso e ri-premesso che "io non sono nessuno, per carità…", che "sicuramente dico una sciocchezza, mi perdoni,…". Persone ai miei occhi degne e sacre per il solo fatto di essere, eppure così conciate.

Ma è stato soprattutto nel contesto di gruppo, cene, discussioni, riunioni di associazioni, che il destino dei miti mi appariva in tutta la sua ingiustizia. Nei gruppi ci sono sempre gli informati, quelli che hanno titolo per esprimersi, quelli più carismatici e colti, a qualsiasi livello, dal consesso di professionisti borghesi e altamente istruiti alla compagnia del bar. E ci sono gli altri, che magari sono persone meravigliose ma non sanno un accidenti di politica, meno che meno di Storia o di attualità e cultura, o di sport e mondanità. Se ne stanno un po’ da parte, mentre i pezzi grossi animano e sgomitano per parlare. Talvolta queste ‘ombre’ si inseriscono nel bailamme con una opinione, e accade quasi sempre questo: gli sguardi dei pezzi grossi si soffermano per pochi attimi su quelli del mite che sta dicendo la sua, poi fuggono alla ricerca del contatto visivo e dell’attenzione di un loro pari per poter ripristinare l’interesse e l’adrenalina della discussione, che infatti continua con voci accavallate. Il mite o la mite rimangono sostanzialmente a finire il proprio discorso da soli, o al massimo nella direzione dell’unica persona di tutto il gruppo che ha avuto la bontà di rimanergli/le attento. Questo è così profondamente ingiusto, discriminatorio, demolitore.

Questo uso della conoscenza è odioso. So, perché l’ho visto mettere in pratica e mi ci sono impegnato di persona, che un’altra via c’è, che funziona, ma soprattutto che è drammaticamente necessaria oggi. E’ la via dell’accoglienza dell’altro alla pari, sempre e a prescindere, dove il sapere superiore viene usato, se c’è, con infinita delicatezza, ma sempre dopo aver valorizzato chi ti sta di fronte a prescindere, perché persona degna del 100% della tua attenzione. E’ la via dove chi ne sa anche tanto di più valorizza però nell’altro lo sforzo nell’esprimersi in campi a lui ostici, innanzi tutto, e non importa quanto corredato da informazioni, dati, citazioni, non importa quanto interessante; dove nell’altro si incoraggia l’affidamento alla sua sintesi di pensiero poiché degna in sé sempre. E chi è trattato così, si sente bene, invogliato a dire ancora, e di conseguenza a sapere di più. Si sente accolto come persona capace di dare un contributo senza dover passare esami, competere, essere a livello di chissà chi o che cosa. Chi è trattato così non rinuncia più, e soprattutto impara ad amarsi. Diviene vivo e attivo. Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno in questo mondo così iniquo: persone attive a qualsiasi livello di status sociale o di cultura, cittadini pieni che dal ciglio della strada ritornino nel mezzo di essa, alla pari con tutti, per dare il meglio ciascuno nei suoi limiti e senza graduatorie.

Il mio messaggio ai strapi odierni del sapere, a quelli che smaniano nel Sistema come nell’Antisistema, a quelli cioè che usano la loro conoscenza per divenire divi irraggiungibili e adorati, o per prevalere in un qualsiasi gruppo, è: vi maledico. Perché condannate i miti a ereditare nulla da voi. Quando invece potreste essere così utili, se solo li amaste gli umili, i miti.


Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=56
19.11.08

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